INTER TOLDO / ROMA – Toldo tra presente e passato. L’ex portiere dell’Inter, ancora presente all’interno della società nerazzurra, si racconta ai microfoni di ‘Corriere Tv’, a cominciare dai tanti progetti in cui è coinvolto: “Inter Forever? È la squadra delle leggende nerazzurre, dove giochiamo con i nostri pari età del Real Madrid, Barcellona, Bayern, Manchester United, insomma i top club del calcio europeo. I giocatori degli anni Novanta sono ancora ben impressi nella mente dei tifosi. Inter Campus è un altro bellissimo progetto che aiuta i bambini che versano in condizioni difficili. Attraverso il calcio è possibile sottrarli a fenomeni come la delinquenza, gli abbandoni minorili e la microcriminalità”.
Un parere sull’Inter attuale: “I nerazzurri vivono un momento difficile legato al periodo, perché c’è stato un cambiamento di proprietà epocale. Ci sono tanti aggiustamenti da fare, ma sicuramente con il tempo tutto migliorerà. Inter-Udinese e lo Scudetto dopo 18 anni? Fu un’emozione unica, un’esplosione di gioia dopo tutti quegli anni in cui eravamo arrivati ad un passo dalle vittorie. Un’intera città di parte nerazzurra si era riversata in Piazza Duomo al seguito del pullman”. Se l’Inter non vinceva, era colpa anche di Calciopoli: “Lo sport è anche sinonimo di lealtà, vai a spiegare tu ad un bambino cosa è Calciopoli. Queste cose hanno fatto male al calcio italiano, è anche uno dei motivi per cui il movimento è sceso di livello”. Impossibile non tornare con la mente alla Champions League vinta: “Io ormai ero finito, Julio Cesar faceva benissimo. Mourinho mi aveva affidato il compito di aiutare la squadra e io mi ci sono impegnato con tutto me stesso”.
Si parla poi di Totti e dell’Europeo del 2000, in cui Toldo fu grandissimo protagonista: “Francesco deve fare quello che lo rende felice, l’ambiente lo ha caricato e lui adesso sta ripagando tutti dopo mesi di panchina. Lo scavetto durante Olanda-Italia? Io non lo sapevo, ero distante. Lui lo aveva detto agli altri compagni a centrocampo. Fu bellissimo, tirammo tutti un sospiro di sollievo chiedendogli che cosa avesse combinato. Chi può fare certe cose, poi le fa. Quella partita (Olanda-Italia, ndr) me l’ero immaginata così la sera prima: con un mio amico al telefono abbiamo descritto tutti i particolari della partita, che saremmo andati ai rigori, che li avrei parati. Praticamente mi sono presentato in campo volendo quello che poi è successo. Gli olandesi erano i maestri del possesso palla, ma non riuscivano a segnare, e più avanzava il tempo più si innervosivano. Wiltord? Non puoi fare niente. Quando vinci l’argento o il bronzo in un’altra disciplina, è una cosa da festeggiare. Nel calcio invece è un dramma, e non capisco perché”.
A.C.
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