INTER PIOLI / A meno di clamorosi crolli di Roma e Napoli l’Inter non riuscirà a qualificarsi per la prossima Champions League, però va dato a Stefano Pioli il merito di essere riuscito in poco tempo ad ottenere risultati importanti (presto per dire “una svolta alla stagione”) creando empatia con la squadra, dandole un’anima e una capacità di soffrire che con de Boer, il quale ha una media punti (1,27) inferiore quasi il doppio di quella del parmense (2,16), non aveva se non a sprazzi. Ora i nerazzurri hanno anche una precisa identità e una discreta solidità. Il buono di ora andrà poi ‘testato’ nei periodi in cui tutto girerà storto. In questo che l’Inter ha vissuto, invece, è filato tutto per il verso giusto, i gol non subiti nelle ultime tre partite sono frutto più del caso, delle parate di Handanovic e degli errori altrui che di una maggiore compattezza (che comunque c’è) e/o di una ritrovata brillantezza di alcuni giocatori, anche se il Miranda visto ieri sera ci è sembrato in grande crescita. I difetti e i limiti, strutturali, sono rimasti (e non poteva essere altrimenti) anche con Pioli, ma siamo convinti che con lui fin dal post-Mancini l’Inter avrebbe avuto più punti in classifica. Perché non gli sarebbe servito un periodo di ambientamento nonché di conoscenza dei giocatori, perché in carriera ha spesso preso in mano situazioni critiche riuscendo nel breve a migliorarle. Conclusione? E’ ottimo per il presente, ma ad allenare una ‘Grande Inter‘ – che Suning vuol creare a partire della prossima estate – non ce lo vediamo. Tuttavia è indubbio che stia facendo e ottenendo il massimo per guadagnarsi una riconferma che a contratto (il suo scade nel 2019) dovrebbe essere sicura. Condizionale d’obbligo.
Raffaele Amato
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