INTER, MATERAZZI / MILANO – Intervistato da ‘Campi di Battaglia’, programma in onda su Alpha dedicato alle storie dei personaggi che hanno lasciato il segno nella storia dello sport italiano recente, Marco Materazzi ha parlato della sua carriera tra Inter e mondiale: “In tanti mi dicevano di non sarei arrivato da nessuna parte, uno di questi era mio padre: lui voleva che io giocassi a basket. Quando ero piccolo mia sorella vedeva i Mondiali e mi diceva ‘Ma tu giocherai lì prima o poi?’. E io le rispondevo ‘Stai tranquilla, ci arrivo’. Avevo 14-15 anni e i Mondiali li ho vinti a 33. Succede quando meno te l’aspetti. Zidane? Lo amo, mi ha fatto vincere una Coppa del Mondo in cui ho segnato due gol. Non dimenticherò mai il gol di Grosso: ero buttato per terra e piangevo di gioia. Periodo più duro della carriera? Nel 2004 contro il Siena, quando provocai troppo Cirillo. Lui mi voleva picchiare nel tunnel, quando entrammo continuava a provocarmi e nel momento in cui mi è venuto addosso io gli ho tirato il primo schiaffo. Il guardalinee ha visto tutto. E da li tutto è degenerato.”
“L’anno del Triplete, ogni ostacolo che avevamo davanti lo scaraventavamo via. Volevamo vincere tutto e così è stato. La finale contro il Bayern Monaco fu perfetta, giocammo un ottimo primo tempo e Mourinho ci disse che stavamo giocando troppo bene e che dovevamo giocare peggio per fare il raddoppio in contropiede. Io pensavo: ‘Questo è matto’. Poi arrivò il 2-0 di Milito che è entrato nella storia. Il ricordo più bello è stato tornare all’alba a San Siro davanti a più di 50 mila persone che ci aspettavano: queste cose ti fanno passare tutte le sofferenze, ti riempiono l’anima” ha concluso.
S.M. – www.interlive.it
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