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Paolillo: “Ricorderò sempre la grande lezione che mi diede Mourinho mentre stavamo andando a Barcellona”

Inter, l’ex dirigente Ernesto Paolillo ha voluto ricordare la stagione del ‘Triplete’ e ha raccontato un episodio riguardante la lezione che gli diede José Mourinho prima della semifinale di ritorno contro il Barcellona

Paolillo (Getty Images)

INTER PAOLILLO INTERVISTA/ L’ex dirigente dell’Inter Ernesto Paolillo, è stato intervistato dal sito Nicoloschira.com. Queste le sue prime parole ricordando l’anno del ‘Triplete’: “L’adrenalina di ogni partita moltiplicatela per tutte le partite di campionato per arrivare a vincere lo scudetto, per tutti i match di Coppa Italia per vincere la finale, per tutte le sfide europee che hanno portato a vincere la Champions League. Un successo indimenticabile, che vivrà per sempre nei miei ricordi. Il José Mourinho dell’Inter era motivato ad andare a vincere laddove non si vinceva da quasi mezzo secolo ed era bravissimo perché cambiava l’ambiente: motivava, costruiva squadre vincenti, cambiava tutto. Il Mourinho seguente, che ha vissuto ambienti già vincenti e abituati a un certo livello, non è riuscito più a sostenere il suo stesso retaggio e mantenersi ad altissimo livello. All’Inter e nelle avventure precedenti aveva dimostrato di saper entrare nelle teste e nei cuori dei giocatori, ora sempre più spesso si scontra con le squadre e arriva al muro contro muro, è successo anche al Tottenham. Purtroppo la leadership si conquista sul campo, e non per meriti storici. Mourinho però può tornare grande”. Poi il dirigente, ha voluto ricordare un episodio riguardante lo ‘Special One’ e ha spiegato: “Ricorderò sempre la grande lezione che mi diede mentre stavamo andando a Barcellona per giocare la semifinale di Champions contro i blaugrana. Io venivo dal mondo della finanza e cercavo di imparare il più possibile da lui, e alla vigilia della partita mentre stavamo parlando mi disse: “Dottore, lei chi pensa che schiererò a marcare Leo Messi?“. Io risposi Javier Zanetti, poi provai vari nomi dicendo delle castronerie grandiose e Josè me li smontò uno a uno spiegando perché gli servivano in altre zone del campo. A un certo punto, dopo aver provato ogni nome, gli chiesi apertamente la soluzione all‘enigma e mi rispose “Dottore, pensi bene al motivo per cui Samuel Eto’o è venuto da noi. Era furioso con Messi perché guadagnava più di lui. Quindi lo marcherà lui, perché le motivazioni che potrebbe avere Eto’o a marcare Messi non le avrebbe nessuno”. Fece così e fu una delle mosse chiave per passare il turno, chiedendo un enorme sacrificio all’attaccante camerunense e a un grande campione“.

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Gli hanno domandato del dopo Triplete e lui ha risposto: “I giocatori erano arrivati alla spremitura totale, avevano dato il 120% nella stagione precedente e non potevano darlo più. La squadra andava rinnovata, ringiovanita e svecchiata, anche a costo di fare qualche passo falso prima di tornare a vincere, e a noi mancò il coraggio di prendere decisioni forti e magari impopolari per aprire un nuovo ciclo, sciogliendo una squadra che ci aveva dato così tante soddisfazioni. Pochi, sia tra i tifosi che nella rosa stessa, avrebbero accettato di disfarsi di 7/11 della squadra e di un’Inter vincente. Il mio grande rimpianto, da dirigente, è quello di non essere riuscito a convincere il presidente e la dirigenza a vendere alcuni giocatori che avevano dato tutto e avrebbero portato grandi plusvalenze e a un grande rinnovamento della squadra. C’è stata la corsa, di molti giocatori, a chiedere l’aumento di stipendio e nostra a rinnovare, e non quelle riflessioni sul futuro e sui cambiamenti nella rosa che avremmo dovuto fare. Avendo vinto tanto, avremmo dovuto avere il coraggio di cambiare. Ho il rammarico di non aver avuto la forza d’animo per far passare quello che era un mio pensiero: dover cedere dei big per rinnovare la rosa”.

Luigi De Stefani

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