Un ex nerazzurro si è scagliato direttamente contro il tecnico piacentino e la ‘Beneamata’. Sì, questa volta, non è stato Lukaku ad essere giudicato colpevole
Come ormai risaputo, l’Inter ha interrotto ogni tipo di trattativa per Romelu Lukaku, centravanti che attualmente detiene un contratto con data di validità sino a giugno 2026 assieme al Chelsea.
Una volta venuti a conoscenza dei continui contatti con la Juventus – tenuti, precedentemente, completamente all’oscuro – la dirigenza nerazzurra ha, chiaramente, deciso di tirarsi fuori dalla corsa per il calciatore. Nel frattempo è, invece, proprio la ‘Vecchia Signora’ la società che vorrebbe chiudere al più presto per il belga.
Sono stati proprio i bianconeri, non a caso, a far presente a Lukaku che, ancor prima di chiudere per lui, è necessario ‘sbarazzarsi’ di Dusan Vlahovic: attaccante che in questi ultimi giorni è finito nel mirino del Psg.
Da sottolineare inoltre che, come giusto che sia d’altronde, la stragrande maggioranza del tifo nerazzurro non ha, in alcuna maniera, perdonato il gesto alquanto deplorevole del classe ’93. C’è, però, qualcuno che non la pensa affatto così. E stiamo parlando di un grande ex Inter.
Ai microfoni del ‘Corriere della Sera‘, il grande ex centravanti dell’Inter, Roberto Boninsegna – rimasto a difesa dei colori della ‘Beneamata’ dal 1969 sino al 1976 – ha parlato a proposito della situazione Lukaku definendolo, praticamente, il non colpevole di tutto.
“E’ normale che Lukaku abbia scelto di non tornare a Milano. L’Inter lo ha trattato male ed io, personalmente, non gli do tutta la colpa per questo divorzio. Inzaghi, probabilmente mal consigliato, ha sbagliato eccome nel tenerlo in panchina in finale di Champions contro il Manchester City. Uno come il belga non può giocare soltanto 30 minuti” – ha esordito.
Con queste dichiarazioni, insomma, ‘Bonimba’ – così soprannominato in passato – si è praticamente schierato a difesa di ‘Big Rom’.
In via conclusiva, invece, ha poi ammesso: “Anch’io, in passato, passai dall’Inter alla Juve, ma in quel caso fui obbligato dal presidente Fraizzoli, colui che mi disse “Devi andare a Torino”. “Vacci tu”, gli risposi. In quell’epoca, però, c’era ancora il vincolo e se mi fossi opposto non mi avrebbero fatto più giocare, perciò accettai e i tifosi capirono”.
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