Torna a vibrare l’imperdonabile vicenda sull’addio amaro di Lukaku all’Inter, ormai prossimo al passaggio alla Roma dell’ex Mourinho
Nessuno ha digerito gli avvenimenti susseguitisi nelle passate settimane di mercato, relative alla posizione del centravanti Romelu Lukaku in uscita dal Chelsea. In un primo momento, come noto, il calciatore belga avrebbe dovuto rivestire la maglia nerazzurra ma le pretese del club londinese e la stessa scaltrezza del diretto interessato hanno minato le uniche certezze di cui disponeva la dirigenza nerazzurra per concludere il colpo in entrata.
L’Inter ha tratto dalla vicenda un insegnamento importante, ma i tifosi sono rimasti scottati dal comportamento di Lukaku. Specie per l’essersi subito messo a disposizione della Juventus, nella trattativa che lo vedeva protagonista assieme a Dusan Vlahovic. Quando poi le circostanze hanno chiuso le porte al belga per l’approdo a Torino, l’unica via percorribile era quella capitolina verso la Roma dell’ex tecnico nerazzurro José Mourinho.
Atteso nelle prossime ore per la firma coi giallorossi, Lukaku dovrà scrollarsi di dosso qualche sassolino fastidioso. Sassolino che viene continuamente gettato anche dagli addetti ai lavori, come nel caso dell’ex dirigente Walter Sabatini. Sbilanciatosi in un commento a caldo nella lunga intervista per ‘La Gazzetta dello Sport’, Sabatini non perdona ancora oggi il comportamento di Lukaku nei confronti del sodalizio nerazzurro.
“Calciatori e agenti sono fuori controllo nel calcio moderno. In questo caso però la responsabilità non ricade sull’agente ma soltanto su Lukaku. L’Inter lo ha aspettato quando è stato fuori per infortunio e quando ha giocato male. E lui ha reagito così, in un modo che definire singolare è dire poco. Per questo ha fatto una cosa ignobile e incomprensibile“, ha dichiarato il dirigente. Presa di posizione importante e largamente condivisa tra gli appassionati. La vicenda Lukaku ha destabilizzato l’ambiente del nostro campionato e rilevato alcune criticità sulla gestione degli affari, lasciando intendere che troppo spazio viene affidato ai desideri dei singoli andando a penalizzare il benessere del collettivo.
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