Cambio di mentalità improvviso per l’esterno tedesco ex Inter, alla prima esperienza in assoluto nel campionato di Bundesliga con l’Union Berlino
Robin Gosens è stato per diversi anni, soprattutto nel corso della sua lunga esperienza tra le file dell’Atalanta di Gian Piero Gasperini, uno degli esterni più apprezzati ed incisivi del campionato di Serie A. Poi l’infortunio ha minato alcune sue certezze e – in seguito al passaggio all’Inter – ha dovuto ricostruire parte della fiducia persa verso sé stesso e le proprie qualità indiscusse.
La notevole inflessione di rendimento è stata alimentata anche da una mancanza di continuità non indifferente sotto la gestione Inzaghi, per ovvie motivazioni relative al grande stato di forma di Federico Dimarco. Gosens non s’è perso d’animo e qualche prestazione di rilievo l’ha avuta. Ma la sfortuna ha persistito. E la dirigenza nerazzurra ha ben pensato di rimetterlo sul mercato per ricavarci il ricavabile, con la speranza che il sostituto Carlos Augusto possa fare meglio.
I contatti intrapresi con il Wolsfburg non hanno portato ai loro frutti, mentre l’Union Berlino l’ha infine spuntata con grande maestria di giudizio. Il calciatore, dichiaratamente entusiasta di mettere piede nel campionato della sua madrepatria per la prima volta nella sua importante carriera, non si è fatto attendere oltre.
Due gol di pregevole fattura lo hanno accompagnato nell’uscita d’esordio in Bundesliga, tutti siglati nel giro di una mezz’ora, contro la matricola del Darmstadt. Oggi l’Union è prima in classifica al pari di altre grandi realtà del campionato tedesco, con Gosens apparso davvero l’arma in più di una squadra piuttosto competitiva. Ironia della sorte.
Dire che l’Inter abbia perso un calciatore tanto incisivo è sicuramente un azzardo, perché troppo presto per stabilire certe gerarchie prestazionali. Quel che è certo, però, è la forza con cui il calciatore ha saputo reinventarsi già alla prima uscita ufficiale con la nuova maglia. Un cambio di mentalità chirurgico, senza troppe pretese. Esattamente quel che gli serviva per riprendersi ciò che era suo di diritto: la titolarità. Fosse rimasto in quel di Appiano Gentile, a disposizione del tecnico che gli ha dato fiducia, probabilmente non avrebbe avuto lo stesso impatto. O comunque non così presto. E delle volte il tempo è tutto.
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