Le parole dell’amministratore delegato dell’Inter, Giuseppe Marotta, sull’abolizione del Decreto Crescita a partire dal prossimo 1 gennaio
Per molto tempo il Decreto Crescita ha cancellato o comunque stemperato i segni della difficoltà finanziaria cui molti club sono andati incontro negli ultimi anni, specie per via della penalizzante situazione pandemica.
Eppure già da qualche mese era nell’aria un provvedimento che, contrariamente all’idea dell’opinione pubblica e degli addetti ai lavori, avrebbe gradualmente cancellato le agevolazioni fiscali in relazione ai nuovi ingressi su territorio italiano di calciatori che avevano svolto attività professionale all’estero.
Ora l’ufficialità è certa. Il Decreto Crescita scomparirà dal prossimo 1 gennaio 2024, dando il ben servito – piuttosto che l’augurio del nuovo anno – a tutti i club italiani. Intervenuto ai microfoni di ‘Sky Sport’, anche l’amministratore delegato dell’Inter Giuseppe Marotta ha voluto dire la sua in merito alla decisione del Governo andando a toccare da vicino la situazione del club nerazzurro.
“Quell’agevolazione facilitava l’arrivo di giocatori in Italia. Toglierla rappresenta un handicap, perché ci sarà un danno sulla qualità del prodotto e sull’indotto. Il danno sarà irrimediabile. Ne risentirà la competitività a livello europeo ma anche sul piano domestico“, ha dichiarato Marotta con amarezza.
Inevitabilmente anche le strategie di mercato dovranno mutare per rientrare in linea coi parametri societari e non forzare operazioni troppo costose, fino a questo momento considerate abbordabili.
Ci sarà dunque più attenzione alle operazioni in entrata, da quelle promesse a partire dal prossimo gennaio per poi intaccare soprattutto quelle ancor più pesanti e importanti di fine stagione. Quando, in linea generale, tutte le squadre sono chiamate a rinforzarsi a dovere in ciascun reparto con l’obiettivo di costruire un organico competitivo all’insegna dei nuovi obiettivi per l’annata successiva.
Il Decreto Crescita, poi, non riguardava affatto il prodotto calcistico italiano: “Le giovani leve non sono intaccate da questo processo. Anzi, avere in squadra giocatori di qualità ed esperienza dall’estero garantiva una migliore crescita ai ragazzi in un contesto prestigioso. Quindi il Made in Italy non troverà vantaggio”, ha poi aggiunto.
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