Il giornalista ha messo a confronto i due allenatori sviluppando una teoria sul bisogno di ‘aiuto’ in determinati momenti della stagione
Nel corso degli ultimi tre anni e spiccioli – la stagione 2024/25 è appena al principio – sono stati rari i momenti di difficoltà, permeati da critiche, di Simone Inzaghi nella sua avventura come tecnico dell’Inter.
A parte i dubbi sollevati sul finale della stagione 2021/22, quella segnata in modo indelebile dalla sconfitta di Bologna con l’ormai celeberrima topica di Ionut Radu, anche a febbraio del 2023 l’allenatore piacentino era finito sul banco degli imputati. Colpa di un distacco abissale dal Napoli capolista e dalle tante, troppe, sconfitte accumulate in campionato.
Grazie alle convincenti prestazioni della squadra – straordinario poi il cammino in Champions, col raggiungimento della finale poi persa ad Istanbul col Manchester City – il mister ha rafforzato la sua posizione, quasi sempre godendo dell’appoggio di Beppe Marotta.
L’abile dirigente ha sempre fatto scudo in difesa del suo allenatore, contribuendo a gettare acqua sul fuoco delle polemiche. I fatti hanno indubbiamente dato ragione alla dirigenza meneghina: quello stesso anno, il 2023, si è chiuso con l’Inter che ha alzato al cielo due trofei, ripetendosi l’anno successivo in Supercoppa italiana ma soprattutto mettendo in cascina lo scudetto. Strameritato. Vinto con diverse giornate di anticipo deliziando la platea nerazzurra con un gioco spettacolare e produttivo allo stesso tempo.
L’ultimo derby giocato, quello inopinatamente perso al cospetto di un Milan dato in piena crisi, ha clamorosamente sollevato dubbi sulla figura del tecnico. Che pure era stato coperto di elogi fino al giorno prima, complice l’ottima prestazione messa in campo contro il City in Champions League.
Dopo la citata stracittadina – un match che, se vinto, avrebbe di fatto affossato i rossoneri – Inzaghi è finito nell’occhio del ciclone sia per la gestione emotiva della gara che per i cambi, a detta di qualcuno discutibili, operati nel corso della stessa. Anche in questa occasione, come nelle precedenti, Marotta è intervenuto con tutto il suo carisma a sgomberare il campo da ipotetici dubbi sul lavoro dell’allenatore. Un modo per far sentire che la società è sempre al fianco dell’allenatore: anche stavolta, vedendo il risultato di di Udine, la mossa ha prodotto i risultati sperati.
Tale ‘interventismo‘ di Marotta è stato però interpretato, da un’autorevole voce del giornalismo napoletano, come una sorta di supporto senza il quale Inzaghi non riuscirebbe a camminare da solo.
“Simone Inzaghi è bravissimo, ma quando è in difficoltà all’Inter scende sempre ‘in campo’ Beppe Marotta. Conte invece non ha bisogno di nessuna balia, fa tutto da solo. Conte è un vincente, ma senza l’obbligo di vincere“, il pensiero espresso dal Direttore di Radio Kiss Kiss Napoli – la radio ufficiale del club partenopeo – Walter De Maggio.
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