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Inter: Kovacic, il talento da proteggere

Mateo Kovacic (Getty Images)

INTER MATEO KOVACIC/ MILANO – La pazienza è la virtù dei forti. Ce ne vuole tanta, di più, con i giovani. Discorso generico, ma veritiero. Non importa se campioni o calciatori normali, il metodo dovrebbe esser lo stesso per entrambi. Tranquillità, serve anche quella. E molta fiducia, quella che è mancata in passato, e nel presente. Lui è Mateo Kovacic, la nuova stella dell’Inter. Pronta a brillare, a illuminare il palcoscenico del ‘Meazza’, lo stadio che ha accolto fior di fuoriclasse, che ha cullato fenomeni assoluti, geni del calcio, campioni decaduti e grandi talenti in rampa di lancio. Ecco, lui, il croato, appartiene a quest’ultima categoria. Precoce, il bimbo. Nato a Linz, terza città più popolosa dell’Austria, da genitori croati, il 6 maggio del 1994.

PRECOCE E INCOSCIENTE – Fino all’inizio del periodo adolescenziale, il ragazzino tutto casa e pallone milita nella squadra della città natìa, il Lask, prima di trasferirsi con famiglia e con tanta voglia di emergere nel paese dei suoi genitori. Trova subito squadra, d’altronde col pallone aveva un feeling speciale, diverso rispetto ai suoi coetanei. Nel 2007 lo ingaggia la Dinamo Zagabria, club con una grande storia alle spalle, soprattutto per quanto concerne la valorizzazione dei giovani. Due anni di primi sprazzi, poi nel 2009 il patatrac, il primo dolorosissimo infortunio: rottura della gamba destra, una catastrofe per uno sportivo non maturo dal punto di vista anagrafico: ma forse, l’incoscienza dei 15 anni l’ha aiutato a superare con meno ostacoli e paure il grosso incidente fisico.

ESORDI E STATISTICHE – Il grande palcoscenico apre i battenti a Mateo il 20 novembre 2010, ad appena 16 anni. L’esordio ai massimi livelli inizia subito col botto, col quarto sigillo nel 6-0 finale della Dinamo sul campo del Dragovoljac. Qualche minuto nelle gare successive, poi panchine e tribune. Non era ancora tempo per lui, astro nascente ma fisicamente ancora troppo debole, uno scugnizzo croato, indisponente e autoritario col pallone fra i piedi, timido davanti le telecamere. 7 presenze nella stagione del debutto, fino al 29 settembre del 2012 ha pututo vantare il record del ‘più giovane calciatore croato ad aver esordito in HNL’, la massima serie della Croazia. Il primato gli è stato ‘rubato’ da un altro gioiellino della Dinamo Zagabria, tale Alen Halilovic, un classe ’96, nel mirino anche dell’Inter, un mese più giovane del neo nerazzurro. 2011 e 2012 gli anni della consacrazione, della partenza a rallentatore e della discesa verso il grande calcio. Con tanto di presenze in Champions League, 20 per la precisione, contando anche i preliminari. Un gol, finora, nella competizione dalle grandi orecchie, ininfluente ai fini del 7-1 patito in casa contro il Lione. Poco importa: segnali di successo li dà eccome, tanto che sulle sue tracce piovono tutte le big europee, le inglesi, tra cui il City di Mancini, da sempre attirato dai talenti in erba; i ‘citizens’ pare abbiano proposto 11 milioni alcune settimane fa, offerta, per fortuna di Moratti, rispedita al mittente.

RUOLO, PREGI E DIFETTI – Ambidestro, testa alta, sviolina qualche progressione palla al piede. Di rado, il suo miglior pregio è l’intelligenza tattica: sa sempre farsi trovare pronto, libero da marcature – nel girone di Champions League fornì una positiva prestazione a Parigi contro il Psg di Ancelotti, la partità terminò 4 a 0 in favore di Ibra e co. -; il difetto: insolenza, ma quanto basta. La giovane età non sempre fa connettere la testa con le gambe. Può giocare in due ruoli, come interno sinistro (con un mediano interditore al suo fianco), oppure da trequartista, atipico però; dietro una o due punte, anche se al momento ha dimostrato poca dimestichezza coi gol. Può migliorare tanto sotto quest’aspetto. Mateo Kovacic è la speranza di questa Inter, ma anche di quella del futuro. Se incanterà fin da subito, la sua strada verso la definitiva consacrazione sarà in discesa, quella verso il terzo posto, forse, meno trafficata. Servirà tutta la fantasia del croato per scacciare il fantasma di quel diavolo di Balotelli. Kovacic, il talento da proteggere.

 

Raffaele Amato
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