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Processo Telecom, Cipriani: “Per conto dell’Inter dovetti spiare anche…”

Moggi scortato dalla polizia - Getty Images

PROCESSO TELECOM, DICHIARAZIONI DI EMANUELE CIPRIANI / MILANO – Puntata numero? Altre dichiarazioni, altre rivelazioni che tirano in ballo l’Inter. E’ toccato a Emanuele Cipriani, l’investigatore imputato nel processo Telecom, parlare della società nerazzurra, e dei suoi coinvolgimenti in pedinamenti e intercettazioni. Altri dossier che vanno ad aggiungersi, quasi senza sosta. “Da Tavaroli (ulteriore protagonista della vicenda) mi fu commissionata un’indagine patrimoniale sull’arbitro De Santis – come riporta ‘La Gazzetta dello Sport’ – Mi fu chiesto, insomma, di verificare se avesse un tenore di vita superiore alle sue possibilità. Le mie indagini non portarono a nulla di rilevante”. Indagini che, secondo Cipriani, coinvolsero anche la Gea World, società di agenti a cui faceva il figlio di Moggi, Alessandro: “Il tutto venne poi fatturato alla Pirelli, anziché all’Inter, perché Tavaroli mi disse che poi forse ci sarebbe stata una partita di giro“. Lo spionaggio, detto anche ‘Dossier Ladroni’, costò a Moratti circa 50mila euro. L’avvocato dell’arbitro De Santis, per l’indagini segrete svolte nei confronti del suo assistito, ha fatto causa all’Inter per risarcimento danni (il 24 ottobre ci sarà la prossima udienza): “Il commissionamento di suddette indagini mise le basi su Calciopoli e il processo Gea“, ha dichiarato il legale dell’ex ‘fischietto’ di Tivoli, ovvero Paolo Gallinelli. In attesa del giudizio, resta un dato di fatto: i sospetti dei vertici dell’Inter e di milioni di tifosi in tutta Italia hanno portato a smascherare un sistema che, leggendo le sentenze della giustizia penale, aveva dato vita ad una associazione a delinquere.

 

Raffaele Amato