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Inter, Guarin si racconta: “Ho iniziato per strada, il giorno della firma…”

Fredy Guarin (Getty Images)

INTER GUARIN SI RACCONTA / MILANO – E’ arrivato all’Inter nel mercato di Gennaio ma ha potuto giocare solamente da fine marzo a causa di un vecchio infortunio guarito male al Porto. Accolto con curiosità e scetticismo dai tifosi che non lo conoscevano, considerato un ottimo acquisto per il futuro dagli addetti ai lavori, Fredy Guarin ha convinto tutti grazie alla sua qualità e alla sua personalità, doti che sono state apprezzate soprattutto nel derby e nella gara contro la Lazio. Il centrocampista colombiano sarà sicuramente riscattato dal Porto per circa 11 milioni, ma nel frattempo si è fatto conoscere ancora di più ai tifosi grazie all’intervista realizzata da ‘Inter Channel’ pochi minuti fa:

LE ORIGINI – “Ho iniziato a giocare a calcio a 9-10 anni, prima giocavo per strada con gli amici. Il Boca Juniors? E’ stata una bella esperienza in uno dei club più importanti al mondo. La mia prima esperienza in Europa è stata in Francia con il Saint Etienne, facevo un pò di fatica con la lingua ma in campo non ho avuto problemi. La città è piccolina e tranne il calcio la domenica c’era poco da fare. Poi sono andato al Porto dove ho vinto tanti campionati e fatto diversi gol: finora è stata l’esperienza più importante della mia vita. Villas Boas? Mi ha insegnato tanto sul campo, è un grande uomo oltre che un ottimo allenatore che fa gruppo”.

L’ARRIVO ALL’INTER – “Il giorno in cui ho firmato il contratto con l’Inter fu molto particolare: gli esami evidenziarono una lesione importante al polpaccio ma decisero di prendermi ugualmente. Fu un sogno, chiamai subito mia moglie e mia madre anche se in Colombia era già notte. L’esordio contro il Genoa fu bellissimo perché abbiamo vinto: era un giorno che ho aspettato a lungo a causa del mio infortunio che mi costrinse a stare fermo per parecchio tempo. I tifosi nerazzurri sono molto carini con me, spero di ripagarli al più presto con un gol”.

LA FAMIGLIA E LA NAZIONALE – “Sono molto unito con la mia famiglia: mio fratellino di 18 anni gioca in Colombia, anche lui fa il centrocampista, mentre mia sorella deve fare l’università per la gioia di nostra madre. Mio padre è sempre molto esigente e mi chiede sempre di migliorare: ogni volta che mi fa i complimenti ci aggiunge un ‘Ma’. Per me la maglia della Nazionale vale tantissimo, è una gioia e sogno di andare ai Mondiali del 2014. Cordoba è un esempio per tutti noi dentro e fuori dal campo: quando sono arrivato all’Inter mi ha spiegato l’importanza di questo club nel mondo. Mi sono emozionato nel derby e un po’ rattristato quando ha dato l’addio al calcio” ha concluso.

Stefano Migheli