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Pregi e difetti del Catania di Maran: due punte per l’Inter

I giocatori del Catania (Getty Images)

INTER ANALISI CATANIA / MILANO – Il Catania sarà il prossimo avversario dell’Inter in campionato. La sfida, valida per la seconda giornata di serie A, si giocherà domenica sera allo stadio ‘Massimino’, dove i nerazzurri nelle ultime tre stagioni hanno perso una sola volta (2-1 il 15 ottobre 2011): negativo, invece, il bilancio di Walter Mazzarri, che da allenatore del Napoli negli ultimi due anni è riuscito a ottenere un pareggio (0-0, ’12-13)) e una sconfitta (2-1, ’11-12).

In questo mercato estivo, peraltro ancora non concluso, la società siciliana ha messo in atto un’autentica rivoluzione, a partire proprio dall’organigramma dirigenziale. Divorzio consensuale (si dice sempre così) con l’ex d.g. Gasparin, il cui posto è stato preso da Pablo Cosentino, agente argentino e ora anche vicepresidente del club. Carmelo Milazzo è il nuovo amministratore delegato, ma più poteri sportivi avrà certamente il presidentissimo Pulvirenti, creatore e realizzatore dal 2004 a oggi di un progetto sociale, sportivo ed economico di massimo livello: senz’altro fondamentale l’apporto dell’ex dirigente Pietro Lo Monaco, con il quale ha interrotto ogni tipo di rapporti nella primavera di un anno fa.

La squadra, sempre a disposizione di Maran (allenatore ‘duttile’ che deve migliorare fase difensiva), ha cambiato pelle e regia. Partito Lodi, il faro della formazione classificatasi ottava la stagione scorsa, la direzione è stata affidata a Tachtsidis, reduce da un’annata anonima con la maglia della Roma, e ora in cerca di riscatto. Il greco non garantisce la stessa inventiva del playmaker ora al Genoa, né qualità e imprevedibilità sui calci piazzati: Lodi è uno specialista, l’ex giallorosso un ragazzone di un metro e novanta con buone geometrie, ma lento e agonisticamente poco valido. In estate sono partiti anche il terzino Marchese e l’ala Gomez, sostituito bene, forse in meglio, da Leto – stesso ruolo, può giocare sia a destra sia a sinistra – preso a parametro zero perché svincolatosi dal Panathinaikos. Il ventiseienne argentino (Maran ha 13 albiceleste in rosa), è assai agile e ha buon dribbling nello stretto, pur avendo grande stazza; è poco sotto l’1,90.

Senza dimenticare il suo dirimpettaio Castro, già ai piedi dell’Etna dall’anno scorso: l’ennesimo argentino si allarga molto sulla linea laterale favorendo, a destra, l’ingresso di Barrientos (il valore aggiunto) – quest’ultimo bravo a inserirsi come un treno in area di rigore avversaria (vedi gol contro la Fiorentina) e ad allargare il gioco sul terzino Monzon, preso dal Lione che a sua volta lo aveva acquistato dal Fluminense – e a destra le progressioni di Pablo Alvarez. Anche il portiere è argentino, Andujar, bocciato qualche anno fa dal Palermo. Al centro della difesa i due terzini sono Bellusci e Spolli: ventiquattrenne di Trebisacce (Calabria), il primo; trentenne italoargentino, il secondo. Il ragazzone di Coronel Bogado è lento ma utilissimo nei calci piazzati. In qualche schema viene spesso utilizzato come ultimo terminale, visto che è una garanzia negli stacchi aerei.

Nel complesso, il Catania è una squadra ordinata che applica un buon pressing collettivo: la mediana, con Izco che gioca molto vicino al già citato Tahctsidis, è brava a schiacciarsi in fase difensiva, coprendo almeno centralmente il pacchetto arretrato. La fase offensiva è in evoluzione, nonché ben ‘accompagnata’ dai terzini Alvarez e Monzon (più il primo), oltre che dal fulmineo Barrientos. Spesso, con Spolli o Bellusci, gli uomini di Maran cercano la punta centrale Bergessio (attaccante scaltro, 15 gol l’anno passato) con lanci lunghi spesso prevedibili e imprecisi. Stimolante e arma interessante l’interscambiabilità delle ali, transizione rapida, con giocatori quasi sempre a calpestare la zolla giusta.

Mazzarri potrò proporre le due punte – ‘Pepito’ Rossi e Gomez, pià Cuadrado, l’attacco della ‘viola’ che ha sconfitto il Catania lunedì sera -: Mauro Icardi potrà dare maggiore profondità e impegnare di più i due centrali, lasciando più spazio alle giocate e incursioni di Palacio. Alvarez, da mezz’ala sinistra, come Guarin dall’altra parte, potranno far ‘ballare’ i terzini, poco dediti alla fase difensiva seppur accorti e coperti dal terzetto in mediana e dal ritorno delle ali. La squadra etnea non potrà contare, a meno di un recupero imprevedibile, su Almiron (infortunato ma in ripresa), bravo nelle conclusioni da lontano e nel dare ordine alla manovra. In forse Peruzzi, in tribuna contro la Fiorentina, terzino destro ex Velez accostato in passato anche alla stessa Inter.

 

Raffaele Amato