Home Inter News: tutte le ultime notizie nerazzurre Inter, retroscena nuovo statuto: ecco come Moratti tiene in scacco Thohir

Inter, retroscena nuovo statuto: ecco come Moratti tiene in scacco Thohir

Thohir e Moratti (Getty Images)
Thohir e Moratti (Getty Images)

INTER NUOVO STATUTO MORATTI THOHIR / MILANO – In molti si sono chiesti perché c’è voluto tanto tempo per cedere l’Inter. La risposta va trovato nel nuovo statuto della società nerazzurra voluto dal presidente uscente Massimo Moratti che garantisce il club da qualsiasi possibile sorpresa. Questi i punti salienti riportati dalla ‘Gazzetta dello Sport’:

ADDIO GESTIONE PATRIARCALE – La governance che è stata disegnata dall’accordo tra indonesiani e Moratti è quella di un’Inter che non è più retta da un numero uno in grado di rischiare, decidere, fare scelte illuminate e a volte sbagliate in perfetta solitudine. International Sports Capital – la società di Hong Kong indirettamente posseduta da Erick Thohir (al 60%), Rosan Roeslani e Handy Soetedjo (20% a testa) – è il nuovo azionista di maggioranza, con il 70% delle quote. Thohir detta le linee strategiche della società e ha pieni poteri gestionali. Ma Moratti è riuscito a conservare una serie di diritti di veto per le operazioni che comportano mutamenti non secondari, a ogni livello, della vita nerazzurra.

MAGGIORANZE QUALIFICATE – Ci sono materie che richiedono maggioranze qualificate da parte dell’assemblea dei soci. Serve il 90% dei consensi – quindi l’avallo dei Moratti – per deliberare aumenti di capitale, cessione di beni della società o trasferimenti di rami d’azienda, cambio di denominazione o di sede sociale. Stesso quorum, che tra due anni scenderà all’82%, è necessario per dare il via a emissioni di obbligazioni o altri strumenti finanziari, a fusioni, scissioni o trasformazioni che coinvolgono la società.

VETI NEL CDA – Nel nuovo Consiglio di Amministrazione dell’Inter la maggioranza è in mano agli indonesiani che esprimono cinque rappresentanti su otto. E, di norma, le deliberazioni vengono assunte a maggioranza semplice. Tuttavia serve il sì di sette membri su otto, quindi anche dei morattiani, su alcune questioni-chiave. Innanzitutto, il calciomercato: per operazioni di qualsiasi tipo (acquisti definitivi, comproprietà o prestiti ma anche, in teoria, rescissioni) che comportano per l’Inter un esborso superiore a 20 milioni di euro gli indonesiani non possono decidere in autonomia; come pure per contratti con calciatori, allenatori o altro personale che prevedono un ingaggio di oltre 10 milioni lordi. Vale lo stesso nel caso di qualsiasi decisione significativa relativa al progetto di costruzione di un nuovo stadio e a Inter Campus.

APPIANO GENTILE E SPONSOR SCOMODI – Moratti può porre il veto in CdA su operazioni dell’Inter con la cordata dei soci indonesiani, su un’eventuale cessione del centro sportivo di Appiano Gentile e, in generale, su acquisti o vendite di beni per oltre 10 milioni, sull’utilizzo delle linee di credito o stipule di mutui, su operazioni straordinarie tipo partecipazioni o joint venture superiori a 20 milioni, su cessioni del marchio. Curiosità: l’ex presidente può opporsi a sponsorizzazioni con aziende operanti nei settori delle armi, delle scommesse, del gioco d’azzardo e dei cibi geneticamente modificati.

OBBLIGO A NON VENDEREFino al 15 novembre 2016 gli indonesiani non potranno scendere sotto il 70% senza il consenso di Moratti, il quale manterrebbe tale diritto anche riducendo la sua partecipazione fino al 5%. Se gli indonesiani o lo stesso Moratti avessero intenzione di vendere le loro quote, all’altro socio spetterebbe comunque il diritto di prelazione. In aggiunta Moratti può esercitare il cosiddetto diritto di covendita qualora Thohir e company volessero cedere a terzi: ciò significa che i compratori si accollerebbero anche il pacchetto morattiano. Il nuovo statuto, infine, introduce il voto di lista per le elezioni del consiglio d’amministrazione, vista la presenza di due blocchi definiti: dopo il 2015 Moratti conserverà tre posti a patto di detenere almeno il 18% delle azioni e ne dovrà cedere uno nel caso riducesse la sua partecipazione fino al 10%.