Stankovic: “Voglio vincere e godere della vittoria. Lo 0-4 e l’esultanza del 2006…”

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Dejan Stankovic
Dejan Stankovic

INTER-MILAN STANKOVIC / MILANO – Per lui sarà il primo derby da club manager dell’Inter, ma Dejan Stankovic ne ha già giocati tantissimi sul campo. Risultando, molto spesso, anche decisivo. Ecco come l’ex ‘Drago’, che oggi compie 37 anni, ha parlato dell’imminente stracittadina ai microfoni del sito ufficiale nerazzurro: “Per me stavolta sarà tutto diverso, da giocatore vivi la settimana con un senso di allerta che non si affievolisce mai, senti emozioni particolari. Anche ora che sono un dirigente sento la pressione, però, perché comunque, tra preparazione e mercato, abbiamo lavorato tantissimo. Ora è il momento di capire dove siamo arrivati: il mercato è stato buono e sono certo che Mancini, con tutta la sua bravura e la sua esperienza, sistemerà al meglio la squadra. Non dovremo essere giudicati già dopo questa gara, ma io non vedo l’ora di viverla”.

“Già nel mio primo derby ho vissuto gioie e delusioni, con il mio gol direttamente da calcio d’angolo e la sconfitta in rimonta. Ho visto derby in cui abbiamo dominato e messo sotto il Milan, come quello del 4-0 nell’agosto 2009. Quella partita resterà nella storia, giocammo da favola per tutto l’incontro. L’esultanza del 2006 è nata invece il giorno prima della partita. Stavamo provando i calci piazzati e Mancini mi prendeva in giro perché non riuscivo a piazzare la palla dove volevo. In quella partita però ho fatto di tutto: assist per il primo gol, un colpo sotto il sette per il secondo gol e un altro assist per il terzo. Esultare in quel modo era come dire: “Eccomi, Mancio, hai visto che ci sono?”.

“Noi trasmettiamo sicurezza e tranquillità, ma tutto il resto dev’essere il giocatore ad avercelo dentro. Bisogna controllare le emozioni, con testa fredda e cuore caldo, perché sennò rischi di fare errori gravi. Anche nelle gare vissute in campo ho visto calciatori che non riuscivano a sostenere la tensione. Ma questo è il derby, non si può mai sapere come finirà o chi lo deciderà, ed è questa la sua magia. Mihajlovic? Con lui abbiamo vissuto tante battaglie. Io l’ho avuto come compagno non solo all’Inter, ma anche in Nazionale e alla Lazio, e per me è come un fratello maggiore o uno zio, lo rispetto tantissimo ed è anche il padrino dei miei figli. Sono contento per lui, perché comunque è arrivato ad allenare una big seppure essendo ancora giovane. Anni fa glielo avevo pure detto, ed ho avuto ragione. Durante il derby però spererò di batterlo, voglio vincere e godere della vittoria. Dopo il fischio finale, la vita continuerà”.

“Il gruppo è fondamentale, la sicurezza che un compagno può trasmetterti con gli occhi è incredibile. Se vedi un compagno in confusione invece è giusto andare da lui e dargli due pacche sulla spalla per motivarlo o trascinarlo. Anche in partita succede, magari si ha una giornata negativa, non siamo dei robot. Ma è in questi momenti che deve venire fuori la forza del gruppo: in questo tipo di partite è fondamentale, dentro e fuori dal campo. Quindi mi riferisco anche a noi, che lavoriamo dietro le quinte. Tutti noi daremo il massimo per migliorare la prestazione dei ragazzi. Anche i tifosi sono importantissimi, negli anni ci hanno fatto emozionare tantissimo con coreografie da pelle d’oca. Dico sempre che il derby di Milano è come uno spettacolo alla Scala: si verifica due volte all’anno ed è tanto raro quanto bello. I nostri tifosi sono sempre stati spettacolari, ci sono sempre stati vicini anche nei momenti difficili. Questo posso dirlo da vero interista”.

Alessandro Caltabiano