Inter, esame passato (ma la laurea è lontana) | E i nerazzurri non sono solo ‘palla a Lukaku’…

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Inter: dalla grande prova dei nerazzurri contro il Milan che testimonia una crescita iniziata da Firenze al gioco di Conte. I dettagli

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Antonio Conte (Getty Images)

Due vittorie fondamentali condite da 6 gol segnati e uno soltanto subito. Questa l’Inter di Antonio Conte tra Lazio e Milan. Esame quindi ampiamente passato per i nerazzurri che allungano sui rossoneri secondi a -4. Esame, però, non laurea. Perché se è vero che vincere le ultime due partite era importante per la classifica, senza dimenticare il match contro la Fiorentina al ‘Franchi’, stadio da sempre ostico per la ‘Beneamata’, ciò che contava veramente era mostrare un upgrade, soprattutto a livello mentale.

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l’Inter adesso è decisamente un’altra squadra rispetto alla ‘prima’ di Conte. La ‘Beneamata’ sembra anche aver imparato a gestire i momenti della partita. Sa soffrire (tra la fine del primo tempo e l’inizio della seconda frazione di gioco, il Milan ha rischiato di pareggiare in più occasioni trovando però un grandissimo Handanovic) e in più sa fare malissimo agli avversari. Adesso non bisognerà abbassare la guardia contro Genoa, rivitalizzato dalla ‘cura Ballardini‘ e Parma, ma i segnali sono arrivati: e non sono per niente silenziosi.

Inter di Conte, solo contropiede? No, ecco perché

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Romelu Lukaku (Getty Images)

Inter, il gioco di Conte è ‘catenaccio, contropiede e palla a Lukaku’? No, affatto. L’importanza dell’attaccante belga nella squadra allenata dal tecnico leccese è inequivocabile, ma i nerazzurri sono ben altro e lo dimostra il secondo gol segnato al Milan. L’azione, infatti, è partita da Handanovic e si è conclusa con il tap in vincente di Lautaro Martinez che, da solo davanti a Donnarumma, non ha sbagliato.

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Un’azione davvero spettacolare che ha visto protagonisti ben 9 giocatori premiando così il collettivo (proprio come ha spiegato a più riprese di voler vedere il tecnico leccese). Lukaku nell’Inter è fondamentale, certo, ma da qui a far credere che il gioco dei nerazzurri si basi solo su di lui è veramente difficile. Anche perché, se fosse così, 57 gol segnati non piovono dal cielo…