La Roma a Pasqua sarà l’occasione per risorgere, o il giorno del funerale di una squadra che sembra rivivere gli incubi del recente passato
La giocata stupida di Barella (ha provato una specie di sombrero anziché spazzarla in piazza Signoria) a un quarto d’ora dal termine e sullo 0-1 è l’emblema di un’Inter che si sta accartocciando su se stessa. Più che le gambe, stanno mancando la testa e la ferocia.
Ci fossero entrambi, ieri sera dopo lo 0-1 di Pio Esposito la partita con la Fiorentina sarebbe stata chiusa nel giro di mezz’ora. Invece dopo il vantaggio, al di là di un paio di occasioni, l’Inter è tornata ad essere la piccola squadra che stiamo, ahinoi, osservando e commentando da più di un mese. Involuta sul piano del gioco e senza reazione, quando si alza il livello si dissolve.

È come se sia sopraggiunta, in maniera inesorabile, la paura di vincere. Il famoso braccino del tennista. Una paura di vincere mista a una supponenza che è intrinseca in alcuni. Ma Barella, di cui siamo ammiratori, chi si crede di essere? Non è mai bello puntare il dito sui singoli, ma quello che fa sull’1-1 viola è inspiegabile.
Anzi, si spiega solo se non ha davvero capito che qui c’è è in ballo lo Scudetto. Che non è vinto per niente. Su Thuram non abbiamo più parole. Ormai fa quasi rimpiangere Arnautovic, e non abbiamo detto Taremi perché sarebbe troppo. Per ora, almeno…
Abbiamo scritto tempo fa che Chivu è stato bravo ad entrare nella testa dei giocatori, ma ora sembra esserne uscito. L’Inter potrebbe pagare a caro prezzo l’inesperienza del proprio allenatore, che in genere si evidenza proprio nei momenti di maggiore difficoltà.

Chivu ci sembra in confusione, e soprattutto incapace di imprimere una nuova svolta. Rischiando di essere blasfemi, la Roma a Pasqua sarà l’occasione per risorgere, o il giorno del funerale di una squadra che sembra rivivere gli incubi del recente passato. C’è poco da fare, tocca aggrapparsi a Lautaro. Il 5 aprile, ci faccia il piacere Chivu, lo mandi in campo pure con una gamba sola.





