L’ex attaccante dell’Inter e attuale capitano della Bosnia: “Mi ha detto che non voleva offendere nessuno. Domani bisogna alzarsi in piedi quando ci sarà l’inno dell’Italia”
“Per me è una cosa normalissima, tutti abbiamo delle preferenze”. Edin Dzeko scagiona Dimarco alla vigilia di Bosnia-Italia, una delle finali dei playoff Mondiali. Il terzino dell’Inter era finito nella bufera per il video post vittoria con l’Irlanda del Nord in cui lo si vede festeggiare (insieme ad altri compagni, tra cui Vicario e Pio Esposito) per il successo della Nazionale bosniaca sul Galles ai calci di rigore.

“Io avrei preferito non giocare contro l’Italia e non posso esultare – ha sottolineato il capitano della Bosnia rispondendo all’inviato di Calciomercato.it – Oggi però bisogna essere attenti perché coi social tutto diventa una cosa grande. Per me non ci sono problemi”.
Dzeko ha confermato di aver parlato con Dimarco, suo compagno nel biennio all’Inter: “Mi ha detto ‘non volevo offendere nessuno’. E io gli ho risposto ‘ma di che parliamo?'”.
🇧🇦🇮🇹A @calciomercatoit #Dzeko in conferenza a Sarajevo sulla questione #Dimarco, dalla sua reazione ai messaggi col giocatore dell’#Inter: “Si vede che hanno paura!” E poi sull’#Italia: “Mancano i #Totti e i #DelPiero!”🗣️🔥#BosniaItalia #Bosnia #Nazionale pic.twitter.com/vR9ynkdInY
— Francesco Iucca (@francescoiucca) March 30, 2026
Come ha giustamente evidenziato Dzeko, uno che raramente dice cose banali, “Se l’Italia ha paura di giocare in Galles, vuol dire che qualcosa non funziona… Forse dobbiamo vederla anche in questo modo: loro in questa partita possono soffrire tanto. perché si giocano molto dopo due Mondiali mancati. Significa che hanno paura“.
Nella conferenza stampa in quel di Sarajevo, Dzeko ha però speso anche parole importanti per il nostro Paese: “Quando ci sarà l’inno italiano bisognerà alzarsi in piedi e applaudire. L’Italia è il primo paese venuto qui dopo la guerra. Nel 1996 venne a giocare un’amichevole contro di noi, per questo siamo grati. Domani ci sarà una guerra domani in campo, ma poi amici come prima. Il calcio è questo”.





