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Inter, Mazzarri: “Sono l’ideale per quello che vuole Moratti. In ritiro voglio…”

Walter Mazzarri (Getty Images)

INTER, DIRETTA PRESENTAZIONE MAZZARRI / MILANO – Inizia oggi ufficialmente l’era Walter Mazzarri. Il tecnico livornese si presenta alla stampa come nuovo allenatore dell’Inter al posto di Andrea Stramaccioni. L’ex Napoli avrà il compito di riportare in alto il club nerazzurro dopo la peggiore stagione del nuovo secolo, in cui l’Inter ha stabilito il record di sconfitte in campionato della sua storia e dopo 14 anni non ha centrato la qualificazione alle competizioni europee. Ecco le parole di Mazzarri in conferenza stampa riportate in diretta da Interlive.it.

“Dieci anni di Serie A senza esoneri? Non posso fare gesti… Non ho segreti, sono stato un allenatore che ha basato la sua carriera sul rispetto delle regole. I successi nel calcio partono da lontano, dalla cura dei dettagli, dal sacrificio e dal lavoro. Sono componenti fondamentali quasi quanto le abilità di giocatori e allenatore. I calciatori mi considerano un tattico che cerca di dare un’impronta alle sue squadre: a volte ci sono riuscito, altre meno. Spesso le mie squadre migliorano nel finale, quando ci si conosce bene. Bisogna essere preparatissimi a livello fisico e mentale: per me gli allenamenti sono sacri, bisogna andare a mille. Concludere dopo 4 anni il ciclo col Napoli era una decisione già maturata la scorsa estate, quando rifiutai il rinnovo, per mancanza di stimoli.  Potevo rimanere fermo se non ci fosse stata una proposta stimolante: Moratti mi ha voluto incontrare e mi è piaciuto tutto, quindi ho deciso di accettare l’offerta dell’Inter e non delle altre. Voglio far rendere al massimo i giocatori che ho a disposizione”.

“La rosa dell’Inter è certamente superiore a quella che ha finito lo scorso campionato e lo dico col massimo rispetto per chi ha lavorato qui prima di me. Lavorerò con i ragazzi che la società mi metterà a disposizione dal ritiro dell’8 luglio. Dopo le prime due settimane farò una relazione al club per il mercato. De Laurentiis? Gli piace fare battute, ma non sempre gli vengono bene. E’ stato un bel matrimonio, ma come tutti hanno un inzio ed una fine… Cioè no, questa mi è venuta male, non tutti i matrimoni finisco – ride – L’unica cosa che non voglio sentire è la parola tradimento. Moratti? Incontro positivo, non lo conoscevo di persona: è un gran signore e so che anche lui ha avuto una bella impressione. Mi ha spiegato perché ha scelto me ed io sono contento perché credo di saper fare quello che mi ha chiesto. L’Inter ha il dovere di tornare ad essere competitiva: voglio una squadra che venda cara la pelle. Il calcio non è una scienza esatta, ma nel lungo periodo i risultati vengono se lavori bene. Ora i tifosi nerazzurri vogliono una squadra che vinca nel proprio stadio e limiti le sconfitte rispetto allo scorso anno.

“Moratti sa come lavoro: io sono molto accentratore rispetto ai collaboratori che ho a disposizione. Voleva un tecnico di personalità ed io lo sono e soprattutto che si prenda tutte le responsabilità tecniche ed atletiche: sono la persona ideale. Collaboratori? Ho voluto che restasse Baresi perché p una bandiera del club e mi aiuterà ad inserirmi, poi ho portato il preparatore atletico Pondrelli che è sempre stato con me e non abbiamo mai avuto grossi problemi fisici. Poi ci sarà Frustalupi al mio fianco ed il preparatore dei portieri. Come consulente tecnico ci sarà Santoro, che mi darà una mano a 360 gradi. Poi con Branca e Ausilio stiamo vagliando altre persone. Troppi giocatori in rosa? Certe considerazioni di mercato le ho già fatte con i direttori ed il presidente, ma non parlo con la stampa di questo. Io lavoro con i doppi ruoli: voglio 22 giocatori in ritiro più qualche ragazzo”.

“Nuovi soci per Moratti? Lui mi ha detto che farà tutto quello che sarà positivo per l’Inter. Giovani? In tempo di Fair Play finanziario sono molto importanti. Ho già detto che vorrei che le squadre giovanili giochino col modulo della prima squadra. Ho prolungato il ritiro di due giorni perché voglio 15 giorni di doppi allenamenti, abbiamo cambiato un po’ il programma anche delle amichevoli per lavorare sulla fatica. Kovacic? E’ un talento, ma voglio prima allenarlo per dare giudizi. Bisognerà lavorare soprattutto sull’autostima: i ragazzi che hanno vissuto l’ultima fase possono ancora risentirne. Dobbiamo creare un’organizzazione che li tuteli dopo i risultati non da Inter dell’anno scorso. Progetto e ciclo sono parole che si sposano male col calcio: io penso sempre e solo alla prossima partita. Poi è ovvio si può costruire su buone basi. Quando arrivai al Napoli era sest’ultima, l’anno dopo con gli stessi giocatori sfiorammo la Champions. Conosco i rischi di questo ambiente, bisogna convincere i giocatori che si può fare bene”.

L’unico che vive di successi della squadra è l’allenatore, mentre i giocatori sono singoli: devo far capire da subito che si pensa solo all’Inter e l’interesse personale viene dopo. Poi la strada sarà in discesa, se non ci riusciamo andremo incontro ad un’altra stagione negativa, ma io sono stato preso per vigilare affinché non succeda. Moratti ha detto che allenare l’Inter è diverso? Sto facendo un ‘corso’ per imparare al più presto il mondo nerazzurro, ma quattro anni al Napoli sono una garanzia. Ho le caratteristiche giuste per fare bene in un club come questo, altrimenti il presidente non mi avrebbe scelto. Prendere qualcuno del Napoli? All’ultima giornata ringraziando i ragazzi gli dissi che non li avrei più chiamati per rispetto del nuovo allenatore che sarebbe venuto. Se a livello tecnico volessi miei ex giocatori non lo direi a loro ma ai dirigenti dell’Inter. Polemiche arbitrali? Da qualche anno non ne faccio più: solo dopo la Supercoppa di Pechino feci una conferenza perché quella fu una partita particolare, poi non ne ho più parlato se non in maniera veniale”.

“Non ho problemi ad assumermi le responsabilità in base a parametri logici ed obiettivi: voglio riportare l’Inter a livelli competitivi. Ranocchia? Sarà contento per l’archiviazione, è un patrimonio della società. Samuel? E’ un giocatore talmente importante e serio che non ho bisogno di parlargli. Prima del discorso alla squadra in ritiro, parlerò per mezz’ora con ogni singolo giocatore. Non mi interessano i riferimenti della stagione passato, lo considero un anno anomalo: mettiamo un punto e ricominciamo da zero. Difesa a 3? In fase di impostazione ho fatto sempre giocare così le mie squadre, poi ho degli adattamenti in fase passiva quando a palla l’avversario: lo scorso anno proprio qui contro l’Inter giocammo a 4. L’importante è non improvvisare, ma far sì che i giocatori capiscano bene gli schemi. Nagatomo? Da avversario mi pare un ottimo giocatore, i giudizi però li darò dopo gli allenamenti.

Inter squadra vecchia? Non conta la carta d’identità, ma la voglia e la possibilità di correre, perché nel calcio è quello che si fa. Ma credo di poter dare gli stimoli giusti anche a chi ha vinto tanto. Ogni allenatore vorrebbe i migliori giocatori al mondo, ma non è facile prenderli. Ieri siamo stati in riunione fino a mezzanotte con la società per fare valutazioni e arrivare pronti all’8 luglio. Giocare con tanti giovani e farli crescere in top club come l’Inter o il Napoli da quando ci sono io non è facile. Ci vogliono gli esperti che fanno vincere le partite. Se l’obiettivo è fare 50 punti, posso giocare con solo giovani, se invece si vuole arrivare a lottare con le prime ci vuole qualcosa di diverso. La passione è fondamentale: in un calcio livellato bisogna avere una componente in più. Un allenatore oltre alla stima deve far sì che i giocatori si leghino a lui e giochino anche per lui. Cessioni? Ho dei punti fermi…”.