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Inter, Chivu: “Grazie al dottor Combi e ai tifosi. Per me inizia…”

CHIVU: INTER ADDIO AL CALCIO

Sette lunghissimi anni: 115 presenze e 3 gol, 3 campionati vinti, 2 Supercoppa Italiana, 2 Coppa Italia, 1 Champions League ed 1 Mondiale per Club.

Si chiude con un ‘Palamares‘ di tutto rispetto la carriera di Cristian Chivu che, per problemi fisici, ha dovuto dire addio al campo. Una decisione presa di comune accordo con l’Inter che lo ha portato alla rescissione contrattuale.

Dopo l’ufficializzazione del club nerazzurro, ecco le parole di Chivu che, attraverso la pagina ufficiale ‘Facebook’, ringrazia tutti: “Questo è tutto, arriverà altro. Sono sia felice che triste, rido e piango allo stesso tempo. Ho un incredibile senso di soddisfazione che le parole non possono descrivere. Il calcio mi ha insegnato qualcosa che rimarrà con me per sempre. Mi ha insegnato il significato di passione, coraggio e sacrificio. Questi termini hanno costruito un ponte tra il sogno  la realtà. Io so chi sono e cosa sono, so cosa ho raggiunto e come ho raggiunto i mie traguardi”.

Cristian Chivu

 

“Tutto quello che posso dire è che è stato un viaggio trionfale, ma attraverso questo viaggio non ho rinunciato ai miei sogni e abbandonato la mia battaglia continua con le sfide poste davanti a me dal destino. Ho sempre affrontato queste sfide con la forte convinzione che ce l’avrei fatta. Che sarei andato avanti e che un giorno avrei visto in faccia i miei figli e loro mi avrebbero ringraziato con un abbraccio. Niente è più di ciò. Ringrazio i miei genitori per la buona educazione che mi hanno dato. 24 anni fa ho iniziato questo viaggio sospinto e incoraggiato da un uomo che è stato il mio modello e ispirazione per la vita. Ci ha lasciato 8 anni fa e in quel momento ho pensato che tutto era finito per me. Avevo 17 anni, quell’uomo era mio padre, il mio allenatore, un amico, ma anche il mio critico più aspro. Lui è la prima persona a cui vorrei dire grazie dato che per tutta la mia carriera ho sempre sentito la sua presenza. Ho sempre cercato di essere come lui, una persona dignitosa, coraggiosa, ambiziosa e corretta, come lui mi ha insegnato”.

“Ho sempre cercato di essere sempre e soprattutto un UOMO, prima di essere qualcuno. Avevo bisogno di mio padre più di quanto chiunque possa immaginare, forse anche più di quanto avrebbe pensato lui, durante il suo viaggio troppo breve in questo mondo. Un grosso grazie a tutti i miei allenatori, quelli che mi hanno visto debuttare nel calcio, così come quelli con cui ho lavorato nel corso della carriera e che sono stati una fonte di ispirazione per me. Vorrei ringraziare tutte le squadre per cui ho giocato, prima di tutto per la fiducia in me e anche perché mi hanno dato l’opportunità di crescere in varie città e nazioni, cosa che mi ha aiutato a diventare una persona migliore”.

“Ringrazio tutti i tifosi delle squadre per cui ho giocato, senza il loro supporto e passione le nostre vittorie non sarebbero state possibili. Ho sempre rispettato la tradizione e storia dei club per cui ho giocato. Vorrei ringraziare tutti gli staff medici, dottori e fisioterapisti per avermi offerto supporto morale e comprensione, senza mai mollare nonostante fossi stato vicino a detenere un record di infortuni. Se me lo consentite e spero lo capiate un grazie speciale va al mio dottore e amico franco Combi. Se non fosse stato per lui non sarei qui a scrivere queste parole. Ringrazio tutti quelli dietro le quinte, che rechino una parte importante nel buon funzionamento di una squadra, persone a cui siamo vicini, con cui abbiamo interagito quotidianamente e che hanno provato a soddisfare ogni nostro desiderio: cucina e tutto il resto. Grazie con tutto il rispetto e ammirazione, dico Au Revoir dopo tanti Bonjour”.

“Ho conosciuto molti giocatori durante la carierà, vorrei ringraziarli per il rispetto con cui mi hanno onorato e dire che è stato un mio privilegio essere loro compagno di squadra, un compagno nelle battaglie, condividendo vittorie e sconfitte. Sarete sempre nei miei cuori, soprattutto mi mancherà moltissimo lo spogliatoio. Infine, ma non per importanza, vorrei ringraziare mia moglie Adelina, ha rinunciato ai suoi sogni per sarte accanto a me. Siamo cresciuti insieme lontani dal nostro paese e insieme abbiamo superato le difficoltà, lei è quella che mi ha sempre capito e supportato nei momenti difficili, che mi ha offerto l’amore, pace e la famiglia che ho sempre sognato”.

“Ringrazio le mie due figlie Anastasia e Natalia, che hanno reso sicuro il fatto che non fossi mai triste e grazie alle quali dimentico ogni volta la mia tristezza. Mia moglie e loro vengono prima di ogni soddisfazione professionale che abbia mai avuto o cha mai avrò. Sono entrato nel mondo del calcio da bambino, un sognatore con molte ambizioni. Lo lascio con un po’ di capelli grigi, molte cicatrici e la convinzione che il mio cuore sia dove debba essere. Anche se io lo ho sempre messo in campo per le squadre in cui giocavo. Papà, spero tu sia orgoglioso dell’uomo che sono diventato, questa è la fine del viaggio e l’inizio del resto della mia vita”, conclude Chivu.

L.P