Gioli: “Con le amiche arrivavamo allo stadio ore prima del fischio di inizio, a patire il gelo”

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Inter, la bella intervista di Vogue a Matilde Gioli una tifosa nerazzurra che ama andare a vedere la sua squadra del cuore in curva e al freddo come qualsiasi tifoso. Inoltre il suo giocatore preferito era ed è Marco Materazzi

VENICE, ITALY – SEPTEMBER 06: Matilde Gioli walks the red carpet ahead of the movie “The World To Come” at the 77th Venice Film Festival on September 06, 2020 in Venice, Italy. (Photo by Vittorio Zunino Celotto/Getty Images)

INTER GIOLI INTERVISTA/ Bella intervista di Vogue all’attrice Matilde Gioli, che racconta la sua felicità per aver partecipato al progetto fotografico ‘I-M’ per il nuovo logo della squadra nerazzurra. Queste le sue prime dichiarazioni: “Quando me l’hanno chiesto sono impazzita di felicità. Avevo già partecipato a un evento dedicato ai vent’anni della collaborazione tra Nike e Inter, ma questa è tutta un’altra cosa. E in più sono orgogliosa che la mia squadra si apra così tanto verso altri ambiti e discipline: di fianco a uno dei miei scatti, in questo momento così difficile dove io stessa mi ritrovo con alcuni progetti in sospeso, ci sarà lo slogan ‘I M CULTURE“. Le hanno fatto notare che, ogni volta deve fare qualcosa per la sua squadra del cuore, utilizza sempre una maglietta che ha come caratteristica principale il numero 23 e lei ha spiegato: “È il numero di Materazzi. Quando giocava ero ragazzina, e per la prima volta la passione sportiva iniziava a coincidere con altre piccole palpitazioni. Mi piaceva la sua attitudine così particolare e tanto detestata dagli avversari, amavo come parlava e come si muoveva. Avevo il poster in camera e personalizzavo tutto col suo numero: è stato il mio Justin Bieber. Anche adesso, mentre parliamo, la cover del mio telefonino è decorata col 23“. Ormai è un anno che i tifosi non possono andare allo stadio e gli hanno chiesto se questa situazione gli manca e lei ha detto: “Da impazzire. Però, almeno, sono riuscita ad andarci un paio di volte quando era consentito il limite dei mille spettatori. Ed è stato surreale: si sentiva lo schiocco della palla, tutto quello che si dicevano in campo, le urla dell’allenatore”.

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Gli hanno domandato se il luogo preferito all’interno dello stadio sia la curva o la tribuna e lei ha risposto: “Perché andare allo stadio rievoca qualcosa di ancestrale, come entrare in un’arena, ti fa sentire forte e ti viene la voglia di resistere a tutto, dai fumogeni che ti arrivano in gola al freddo. Con le amiche arrivavamo allo stadio ore prima del fischio di inizio, a patire il gelo dietro lo striscione de Le Monelle senza che nessuna osasse portarsi un plaid: sarebbe stato segno di inaccettabile debolezza”.