Dieci milioni a Perisic: le ragioni dello ‘sfogo’ del croato e quelle dell’Inter

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Il croato ha deciso la finale di Coppa Italia con una doppietta, andando poi all’attacco della società a proposito del rinnovo del suo contratto in scadenza a giugno

Ivan Perisic ©LaPresse

Se fossimo presidente dell’Inter avremmo già chiuso la pratica rinnovo di Perisic: 10 milioni netti l’anno e via, considerata la stagione straordinaria del croato. Ma non lo siamo e l’Inter, così come ogni società che si rispetti in questi tempi di vacche magre deve fare i conti giusti e ragionare su diversi aspetti. I nerazzurri partono poi da un presupposto, ovvero il diktat cinese che impone un taglio dei costi del 10-15%. Da qui l’offerta al ribasso per il classe ’89, la prima da 3 milioni netti, ovvero la metà di quanto richiesto.

Poi Marotta e soci l’hanno alzata a 4 milioni netti più bonus, avvicinandosi alla nuova richiesta dell’ex Bayern, scesa a 5 milioni circa per i prossimi due anni. A Perisic evidentemente, ma del resto lo ha detto lui ieri sera, ha dato fastidio anche la scelta del club di rinviare il tutto a fine stagione. Lo abbiamo scritto qui su Interlive.it, la società ha posticipato ogni discorso di mercato e di rinnovo al termine dell’annata onde evitare distrazioni. Se la decisione dell’Inter non è andata giù al numero 14, anche le sue parole dopo una vittoria così importante come quella contro la Juve non saranno state gradite a Marotta e soci, tuttavia le possibilità di accordo rimangono elevate.

L’Inter non vuole perdere quello che quest’anno si è rivelato il leader assoluto della squadra di Inzaghi e per questo non è da escludere un ulteriore passo in avanti, alias una nuova proposta – magari con l’inserimento di altri bonus facilmente raggiungibili – per arrivare alla fatidica fumata bianca. In questo, come per Brozovic, potrebbe rivelarsi deciso l’apporto di Branchini: l’agente vicino all’Inter starebbe curando anche la trattativa per il prolungamento di Perisic. Il quale, nonostante tutto, vuole restare. Chiaramente se dovesse arrivargli la chiamata di un top club, difficile comunque per un 33enne ma non impossibile visto il suo rendimento, allora l’addio non sarebbe più così improbabile.