Grandi meriti per il ventunesimo tricolore vanno dati anche Chivu, una scommessa vinta da parte della società
L’Inter è Campione d’Italia per la 21esima volta nella sua storia. La squadra di Chivu batte il Parma in casa – ma le sarebbe bastato anche un pareggio – e strappa lo Scudetto dal petto del Napoli di Conte con quattro giornate d’anticipo rispetto alla fine del campionato.

LE PAGELLE SCUDETTO
TOP
Calhanoglu 9 – Nonostante i problemi fisici lo abbiano tenuto fuori per tre mesi, il turco è stato il calciatore più determinante nella corsa Scudetto. Più di Lautaro, il che è tutto dire…
Ha segnato gol pesanti in questo finale di stagione, prendendosi sulle spalle una squadra orfana del proprio capitano. Va tenuto anche senza rinnovo, anche a mezzo servizio perché in giro non ce ne sono come lui di prendibili.
Lautaro 8 – Un trascinatore come sempre, quando ha potuto esserlo e pure quando non al meglio. Doppietta pesante con la Roma, la gara della ‘resurrezione’ di un’Inter che sembrava sull’orlo del precipizio. Terzo Scudetto con la maglia nerazzurra, il secondo da capitano e simbolo di una squadra e di un gruppo che meritano solo applausi.
Dimarco 8 – Lasciamo agli altri la conta degli assist, ma una cosa è certa: in Serie A mai nessuno come lui. Per tre-quarti di stagione, la sua migliore all’Inter, ha fatto davvero la differenza. Però “meglio Bartesaghi…”.
Zielinski 7,5 – Il polacco è il fiore all’occhiello della gestione Chivu. La sua prima annata in nerazzurro appariva come l’inizio della fine della sua carriera, invece una volta superati i guai fisici ha preso possesso del centrocampo scalzando l’intoccabile Mkhitaryan a suon di grandi prestazioni (anche da play) e reti non banali. È la vera sorpresa della stagione interista.
Akanji 7 – Il miglior acquisto del mercato estivo, nella prima parte è stato un autentico muro. Meglio da braccetto destro che da centrale, ma non c’è dubbio alcuno sul fatto che debba far parte anche dell’Inter del futuro.
Chivu 8 – Come allenatore non lo reputiamo ancora all’altezza di una big, come gestore di uomini invece sì. Ha ridato vita a una squadra data per morta dopo la batosta di Monaco, ha ricompattato uno spogliatoio in subbuglio usando quasi sempre le parole giuste al momento giusto. Un Ancelotti in versione italo-rumena, in definitiva una scommessa vinta.
Il difficile inizierà l’anno prossimo, intanto è giusto che si goda il suo primo Scudetto da allenatore. Per giunta al primo tentativo. Come Armando Castellazzi, ormai quasi cento anni fa, ha vinto il tricolore in nerazzurro dopo esserci riuscito già da calciatore.
FLOP
Sommer 4,5 – A volte gli sono stati affibbiate colpe non sue, ma è indiscutibile che la sua annata sia stata un mezzo disastro. Determinante al contrario, ma la sua permanenza da secondo può avere un senso.
Frattesi 4 – Se nello Scudetto della seconda stella ha segnato gol pesanti, su tutti quello al Verona, in questo è stato solo una comparsa senza quel fuoco dentro che lo ha sempre contraddistinto. Una comparsa ben pagata. È ora che vada altrove.
Luis Henrique 5 – Ha giocato tanto, sfortunatamente troppo, per cui un giudizio definitivo possiamo darlo a differenza di Diouf: non è da Inter e forse neanche un vero e proprio esterno.
GLI ALTRI:
- Martinez 6
- Di Gennaro sv
- Bastoni 5,5
- Bisseck 7
- Carlos Augusto 7
- De Vrij 6
- Acerbi 6
- Darmian sv
- Dumfries 6,5
- Barella 6,5
- Sucic 6,5
- Diouf 5,5
- Thuram 5,5
- Pio Esposito 7
- Bonny 6





