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Inter, ‘testa fredda e cuore caldo’: parole al vento di una stagione fallimentare

Andrea Stramaccioni - Getty Images

INTER SCONFITTA PARMA GIOCATORI FUTURO STRAMACCIONI/ MILANO – La sconfitta di Parma ha chiuso ogni speranza per il raggiungimento del terzo posto. L’ennesimo capitombolo di questa stagione ha messo in evidenza – se mai ce ne fosse ancora bisogno – tutti i limiti di una squadra giunta ormai al capolinea, di un gruppo di giocatori a fine carriera, senza più nulla da dare, con la pancia piena di chi ha già vinto tutto e di chi non ha più voglia di sacrificarsi per un bene comune, che sia scudetto o Champions League, o più semplicemente – o deprimente nel caso dell’Inter, visto il blasone del club – per il terzo posto, piazzamento utile per poter accedere ai preliminari della prossima Champions League. Il 3-1 patito in Emilia ha rappresenta la prima sconfitta dell’era Stramaccioni, tecnico che è comunque riuscito nell’impresa di conquistare quattordici punti in sette gare, una vera mission impossible portata a compimento dal mister della Beneamata, visti i trascorsi di Lucio e compagni, in particolare nell’era Gasperini e nell’era Ranieri. Strama ha fatto il meglio che poteva, ha riacceso, seppur momentaneamente, l’animo e la voglia dei giocatori, aggrappati più al proprio posto da titolare che a una causa comune, che a uno spirito di gruppo utile per il raggiungimento degli obiettivi prefissati.

Un gruppo di giocatori complici, o forse ancor più colpevoli della stessa società, la quale ha creduto, obbligata o meno dalle circostanze, alla loro voglia di lottare per la maglia nerazzurra, voglia che, nell’arco di questa stagione, è emersa solo nelle dichiarazioni pre-partita o in quelle successive a una vittoria. ‘Testa fredda e cuore caldo‘, il motto di uno dei giocatori più rappresentativi dell’Inter da circa dodici anni, quel Dejan Stankovic che subito dopo essere stato sostituito da Stramaccioni, chiedeva al tecnico, seppur indirettamente, ‘Perché’?: già perché lui, perché cambiare un giocatore vicino ai 34 anni, quando stai perdendo per 2-1, per far entrare un attaccante, perché? In un gruppo coeso e compatto, unito per lo stesso traguardo, il serbo non avrebbe reagito così, ma avrebbe accettato la scelta del proprio allenatore, poiché spinto da un bene comune, cioè dalla vittoria. In una squadra invece, trainata da ‘vecchi’ senatori spinti dal desiderio di tenersi ben caldo il posto da titolare, accade questo, che un giocatore polemizzi nel momento più delicato e più inopportuno, tra l’altro contro una scelta legittima e sensata da parte del proprio allenatore. Stankovic ieri ha rappresentato l’emblema del fallimento dell’Inter in questa stagione, il simbolo di quel che è stato, e di quel che non dovrà più essere e accadere in futuro, a partire già dal prossimo anno.

Il futuro dei nerazzurri sarà affidato – come giusto che sia – esclusivamente nelle mani e nel portafoglio di Massimo Moratti: la riconoscenza del numero uno della Beneamata per i giocatori storici c’è stata e ce ne sarà, ma per il bene e per il blasone della squadra nerazzurra occorrerà invertire la rotta, programmare, progettare, investire, fare scelte oculate e sensate, a partire proprio dall’allenatore. Strama ha fin qui fatto bene, se avrà più tempo a disposizione, e se avrà la fiducia totale della dirigenza allora le cose potrebbero cambiare in meglio, altrimenti il domani non sarà luccicante e vincente come gli scorsi anni, ma continuerà a restare fitto di intense nubi: dai continui cambi di allenatori agli acquisti scellerati di nuovi giocatori, dall’obiettivo scudetto a quello del terzo posto, una discesa senza fine, almeno per ora.

 

Raffaele Amato