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Inter, un senso al progetto

Massimo Moratti

INTER PROGETTO FUTURO / MILANO – Avremmo potuto blaterare sulla tanto attesa (da chi?) sfida tra Inter e Lazio, in scena stasera allo stadio ‘Meazza’, ma dopo una riunione di redazione, virtuale o platonica – chiamatela come volete – si è deciso di confrontarsi e fornire notizie Inter relative all’imminente futuro del club nerazzurro. E sul suo progetto, citato troppo spesso senza un nesso logico con la realtà da tutta l’informazione cartacea e multimediale, tra cui anche da noi, tanto da perderne il preciso significato. Un progetto sportivo, breve o a lunga scadenza, dipende dalle disponibilità economiche del soggetto investitore, basandosi soprattutto su una struttura societaria forte, in cui ogni dirigente, che non devono mai essere troppi (nei ruoli chiave), sa con anticipo come agire nel campo di sua competenza, potendo inoltre muoversi con pieni poteri. Tutto questo nell’Inter di Massimo Moratti non è quasi mai accaduto. Il petroliere, risorsa indispensabile di ieri oggi e domani  per la sopravvivenza, e non solo, del club nerazzurro; chi auspica un futuro senza il figlio del leggendario Angelo (anche Massimo è entrato nella storia) si sbaglia di grosso, perché ad ora non ci sono potenziali acquirenti realmente interessati alla società, le voci su presunti investitori kazaki, indonesiani e, chissà, marziani (cit.), dovrebbero essere prese dai tifosi con scarso entusiasmo, tenendo conto del precedente (cinesi) e dei precedenti (sceicco ‘fasullo’ interessato alla Roma, per ricordare solo un ultimo caso).

In mancanza di una organizzazione societaria, è chiaro che l’allenatore debba in tal caso rivestire un ruolo molto più predominante rispetto a quanto avviene in altre città, o strettamente vicino al Milan, dove la figura di Galliani è quasi sempre in grado di oscurare o addirittura annientare polemiche e qualsivoglia voce negativa nei versi della squadra rossonera: un Allegri, tanto per fare un esempio, all’Inter avrebbe fatto molto presto la fine di Gasperini o Ranieri. E’ storia: l’Inter ha vinto e stravinto quando sulla panchina vi erano due straordinari tecnici, anzi manager, come Mancini e Mourinho, i quali fecero tutto e di più: dal dirigente all’ uomo immagine, dagli operatori di mercato ai responsabili della comunicazione. A entrambi è mancato solo di disimpegnarsi come direttori dell’area medica, per il quale sarebbe servita (forse) la Laurea in Medicina. E’ pur vero che il ‘Mancio’ e lo ‘Special One’ avevano super corazzate rispetto a Stramaccioni, ma quest’ultimo probabilmente molto più credito, sia dall’alto sia dagli stessi tifosi, che ancora oggi lo difendono oltre il dovuto dopo una stagione travagliata e fallimentare non solo a causa degli infortuni. Scelto il nuovo allenatore, appunto, con in dote personalità, esperienza e capacità tecniche (Mazzarri, con tutti i difetti, sarebbe perfetto), sarà la volta dei giocatori. Prima ancora, la liberazione dagli stipendi pesanti, percepiti perlopiù da elementi molto avanti con l’età, logori e con motivazioni dilettantesche come quelle dei pensionati nei tornei di bocce. Tagliati i vari Cambiasso, Milito, Samuel, Stankovic, Chivu e Zanetti – il capitano approfittando del grave infortunio dovrebbe cominciare a studiare per il futuro incarico societario – andrà fatta la vera campagna acquisti.

Quella conclusa finora non può esser definita tale, fatta eccezione per Icardi, prospettivamente eccellente attaccante (però pagato abbastanza, ovvero circa 13 milioni più una contropartita tecnica ancora non definita), i vari Andreolli, Laxalt, Campagnaro (per come stanno le cose attualmente sicuro titolare) e Botta (infortunato e un grosso punto interrogativo per il campionato italiano). All’attuale rosa, ovviamente per tentare di acciuffare l’agognato terzo posto, servirebbero almeno quattro innesti di un certo valore (anche un paio sulla trentina), non mezze cartucce di provincia come nel caso degli ultimi acquisti, vale a dire un difensore centrale, in previsione della partenza di Samuel, un centrocampista – il prototipo dipenderà dal futuro di Guarin e dalla posizione di Kovacic – e un attaccante polivalente, comunque veloce e abile nel superare l’avversario nell’uno contro uno (non Gomez!). A tutto ciò andrebbero aggiunti i migliori giovani del decantato settore giovanile, e confermati i ‘salvabili’ di questa disastrosa annata, perché d’altronde non tutto è stato sbagliato. Così il progetto avrebbe finalmente un senso.

 

Raffaele Amato