L’affarista Thohir e gli strumenti per una grande Inter

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Erick Thohir
Erick Thohir

FUTURO INTER / MILANO – Moratti ha lasciato un’Inter con gravi problemi economici – l’ultimo bilancio della sua gestione ha registrato un rosso di 103 milioni – e Thohir non è certo l’Abramovich di turno. Finora per il club nerazzurro l’azionista di maggioranza ha tirato fuori circa 105 milioni (somma degli aumenti di capitale avvenuti nel novembre 2013 e nel maggio scorso, 75 e 30 milioni) chiedendo e ottenendo un finanziamento da 200-230 milioni da Unicredit a copertura dei debiti, dando in garanzia la stessa Inter, o meglio la società ‘controllata’ Inter Media & Communications (quella che ‘in bilancio’ ha ricevuto il prestito, girandone poi la metà alla capogruppo Fc Internazionale, metà che è stata utile a estinguere i debiti che aveva Moratti con altri istituti di credito. Da settembre 2015 la società dovrà poi ‘restituire’ il prestito con Unicredit versando 12 milioni l’anno più una maxi rata finale da 184 milioni nel 2019) nel quale confluiranno tutte le voci “buone” del club: marchio, sponsorizzazioni, diritti televisivi… Quindi pochi rischi per Thohir – a cui va dato il merito di aver finalmente modellato una dirigenza competente ed esperta – che era e resta un affarista, e come tale opererà affinché nel giro di due-tre anni (indirettamente anche prima) il suo conto in banca possa trarre dei profitti dall’acquisto di un club prestigioso ma con l’acqua alla gola e quindi a prezzo di saldo. Conclusione per i tifosi, ormai diventati esperti di questioni economiche: stante le grosse difficoltà finanziarie dell’Inter e in virtù del Fair Play Finanziario (stando agli ultimi tre bilanci, le perdite della Beneamata superano il tetto dei 45 milioni stabilito dall’organo presieduto da Platini, per questo l’Inter rischia una sanzione pecuniaria e sportiva ma non l’esclusione dalle coppe), che limita le strategie dei club, non devono e potranno abbandonarsi a sogni di mercato prima di un eventuale ritorno in Champions. Strumento (forse) indispensabile, unito a una lungimirante programmazione, per sperare di rivedere al ‘Meazza’ (altro che stadio nuovo!) giocatori di spessore, da ‘vera’ Inter.

Raffaele Amato