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Inter, presentazione Mancini: “Molti motivi per tornare. Sul Triplete e la difesa a 4…”

Roberto Mancini

INTER MANCINI / APPIANO GENTILE – Ci siamo. Alle 14 in punto, il clamoroso ribaltone sulla panchina dell’Inter non sarà più soltanto una confusa sequela di parole ed indiscrezioni dell’ultimo minuto. Allora, Walter Mazzarri non sarà altro che storia: questa volta sarà Roberto Mancini a sottoporsi alle domande dei cronisti presenti in sala stampa, spiegherà a loro e ad i tifosi nerazzurri cosa ha intenzione di fare per riportare la squadra ad alti livelli.
Dopo le foto di rito con Ausilio, Fassone e Bolingbroke e una maglia nerazzurra con numero 226 (il numero di presenze di Mancini come tecnico dell’Inter dal 2004 al 2008), si comincia. Prima di tutto, però, prende la parola il CEO nerazzurro che ringrazia immediatamente Mazzarri spiegando le ragioni del suo esonero e quelle della scelta di Mancini, dando il benvenuto a quest’ultimo.

L’entusiasmo dei tifosi? Questo affetto fa molto piacere, non avrei mai pensato di tornare all’Inter, è successo tutto molto in fretta e questo vuol dire che per tutti ho fatto qualcosa di buono. Questo è molto importante per me. Sono venuto qui perché credo che possa essere un’altra bella storia. La squadra? E’ difficile dire se ci sono analogie con l’Inter che ho allenato precedentemente, ma starà a noi riportare entusiasmo, far sì che i tifosi tornino allo stadio, dovremo riprendere a vincere. Ho scelto di rimettermi in gioco perché mi hanno chiamato, ci siamo visti e credo molto nel progetto che mi hanno proposto, altrimenti non sarei tornato qui. Io non ho la bacchetta magica ma credo molto nel lavoro, dobbiamo dare il massimo. Analogie tra le difficoltà attuali e quelle dell’Inter post-Calciopoli? Se si cambia allenatore vuol dire che le cose non vanno. Io stimo molto Mazzarri che è un grande tecnico, credo che questa squadra abbia grande qualità e bisogna cercare di fare tutto il possibile per mettere le cose nel modo giusto. Le parole di Moratti? La famiglia Moratti ha fatto la storia dell’Inter, è impossibile cancellare tutto questo e se lui ha fatto questa scelta va rispettato. Al telefono mi ha detto di essere felice e io sono contento per lui. Ha iniziato a vincere con me, ma anche io con lui. Per me è stato un grande presidente, ora non c’è più ma resta una figura importantissima. Il Triplete? Nel 2004 abbiamo iniziato a costruire una grandissima base, da lì al 2010 son stati anni molto importanti per l’Inter e ora dobbiamo metterli da parte e tornare a vincere. La difesa a 4? Dopo inizieremo gli allenamenti e vedrò, ho già un po’ di idee ma voglio anche confrontarmi con i ragazzi. Non sarà un problema. Al City e al Galatasaray in momenti di difficoltà ho utilizzato anche la difesa a tre”.

Kovacic? E’ un ragazzo giovane che ha grande qualità, bisogna capire che non può giocare sempre perché un ragazzo ha bisogno di passare anche dei momenti difficili. Come mi sento rispetto a dieci anni fa? Sono diverso, prima ero molto giovane ed era la mia prima grande occasione con un club di levatura importante. Direi che mi sento molto felice, felicissimo. Quando sono stato chiamato? Oggi è sabato, no? Mi hanno chiamato giovedì sera (ride, ndr). Il mercato? Voglio conoscere la squadra prima di parlarne, è difficile dirlo adesso. Sono il primo italiano a tornare in Italia? All’estero fai delle esperienze straordinarie, con giocatori molto diversi e in campionati molto diverse. La Premier League è il miglior campionato del mondo e il Galatasaray è un grandissimo club con tanti tifosi: ora torno all’Inter e credo che tutto quello che ho fatto negli ultimi sei anni mi resterà utile. Se vorrei essere il Ferguson dell’Inter? Ferguson è stato lì per 27 anni, io non credo di farcela tanto a lungo (sorride, ndr). Non bisogna fare progetti a lungo termine, bisogna tornare a fare cose importanti ora e poi si vedrà. Juve e Milan? All’estero sono i club più conosciuti, negli ultimi anni si sono aggiunti il Napoli e la Roma, ma questi sono i club più famosi. La Juventus è forte e il Milan si riprenderà. Medel? Il calcio cileno sta vivendo un grande momento, Medel l’ho conosciuto in Inghilterra ed è un bravissimo giocatore anche se è presto per dire dove lo piazzerò. Sicuramente non in porta!”.

Il comunicato di Thohir e la mia posizione sulla Juve? Io sono una persona onesta e parlo in modo onesto. Dobbiamo concentrarsi sul calcio giocato, quelli che contano sono i calciatori e noi siamo lì per aiutare. I tifosi devono pensare al campo, quando arrivi ad allenare in Inghilterra capisci che le polemiche non hanno molto senso. Il calendario? Prima di giovedì sera sapevo soltanto che il 23 novembre c’è il derby. Noi ci dobbiamo concentrare sul campo senza guardare in faccia nessuno. Nagatomo? E’ un giocatore esperto, che fa parte della Nazionale giapponese, sono certo che le sue caratteristiche mi saranno utili. Come, peraltro, mi serviranno tutti i giocatori che fanno parte di questa rosa. In Italia paga l’allenatore? Sappiamo che Italia va così, la cosa importante è darsi da fare in modo non essere mandati via…”.

Gli investimenti di Thohir? Tutti noi siamo nel mondo del calcio perché vogliamo vincere, lo abbiamo voluto fin da bambini. Credo nel progetto e prima di parlare di mercato voglio valutare la rosa, a gennaio comunque non è facile fare grandi acquisti. Il nostro primo obiettivo sarà valorizzare al massimo i giocatori che fanno parte della squadra. Abbiamo giocatori molto giovani e la speranza è quella di crescere insieme, io con loro, sfruttando l’entusiasmo. I fischi a Mazzarri? Secondo me è un grande allenatore, fa il mio stesso lavoro e non posso far altro che dispiacermi per quello che gli è capitato. A volte le cose devono andare male. Balotelli? Deve pensare a fare bene a Liverpool, ha avuto la fortuna di tornare in un grande club e deve impegnarsi e sfruttare questa occasione. Thohir? Gli ho parlato al telefono e mi è sembrato una persona per bene, che ha voglia di fare un grande lavoro con l’Inter. Guarin e Vidic? Il colombiano è un grande giocatore, al Porto ha fatto benissimo. Io penso che possa essere un grande giocatore, ma prima di parlare di tattica voglio che mi dica dove preferisce giocare. Il difensore serbo invece ha incontrato delle difficoltà, non è una cosa strana: quando si gioca per tanti anni in un campionato diverso poi ci vuole qualche mese per assimilare i nuovi schemi e le novità. Successe anche a Platini nel 1980, così come a tanti altri”.


Alessandro Caltabiano