La surreale e fortunata banda dell’1-0

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Roberto Mancini
Roberto Mancini

INTER CRITICHE / MILANO – Bisogna ammetterlo, non c’eravamo più abituati. Quel rumore dei nemici che non sentivamo da anni, e che aveva raggiunto il suo ultimo apice quando l’Inter guidata da Andrea Stramaccioni annientò la Juventus allo ‘Stadium’, adesso è tornato e ci balza troppo spesso alle orecchie, insopportabile come il ronzìo di una zanzara particolarmente fastidiosa. Da quando la squadra nerazzurra ha cominciato a inanellare il suo filotto di risultati utili (sei consecutivi dopo la debacle interna con la Fiorentina), mostrandosi diametralmente opposta all’Inter che l’anno scorso incassava due gol in due minuti dall’Empoli, il mondo del calcio sembra essersi all’improvviso popolato di cultori del bel gioco, alla ricerca di spettacoli da ‘Camp Nou’ e di risultati roboanti. E sarà che per l’appunto non c’eravamo più abituati, ma tutto questo snervante ronzìo ai danni della nostra squadra risulta dannatamente fastidioso. Ascoltarlo senza poter controbattere, poi, è particolarmente difficile. “La Sampdoria merita ma l’Inter si salva con Perisic”, “la traversa salva i nerazzurri”, “Handanovic salva l’Inter”. “Salva”, “salva”, e ancora “salva”. Come se contro i blucerchiati la squadra di Mancini non avesse avuto le sue occasioni per vincere, o non avesse mai colpito pali o traverse in questa stagione, o come se i portieri delle altre squadre non fossero in grado di parare (ma qualcuno ha mai evidenziato la prova straordinaria di Sorrentino in Palermo-Inter, costata due punti ai nerazzurri?). E come se, tornando alla gara col Palermo, il gol messo a segno da Gilardino non sembrasse troppo rocambolesco per essere vero. O come se l’errore di Correa a ‘Marassi’ fosse da imputare a qualche diavoleria tutta nerazzurra, un sortilegio, magari, e non allo stesso giocatore della Samp.
Nessuno che lo dica, ma tant’è, ci siamo abituati.

Ultimamente, però, si sta esagerando. Il fatto di vedere che l’Inter è tornata a volare dev’essere davvero insopportabile, se ci si accanisce sui nerazzurri in maniera così evidente. Passi per le parole tragicomiche di Nainggolan (“L’Inter ha una difesa tosta? Se avessimo fatto tre gol si parlerebbe in modo diverso”, un po’ come dire che se l’Inter segnasse tre gol a partita si direbbe che ha un grande attacco). Il belga probabilmente si aspettava di vincere e restare in vetta alla classifica, e non gli dev’essere proprio andato giù il fatto di uscire dalla ‘Scala del Calcio’ con lo stesso risultato rimediato a ‘San Siro’ dal Verona ora penultimo in classifica. Passi per le dichiarazioni di certi organi d’informazione un po’ di parte, da loro possiamo aspettarcelo e  in un certo senso fa parte del gioco. Ma è possibile che ovunque non si aspetti altro? Possibile che con l’Inter prima in classifica si parli di un Mancini già in fuga verso Londra, sponda Chelsea? Che si continui a gettare fango su un ragazzo di 22 anni come Kondogbia, accostandolo a tutti i costi a Pogba (che tra l’altro come numero 10, gol nel derby di Torino a parte, sta tutt’altro che incantando)? Che si continuino a giudicare i risultati striminziti di questa squadra, addirittura soprannominata “la banda dell’1-0“, quando storicamente ci sono state (e ci sono, chi ha orecchie per intendere intenda) formazioni che hanno fatto (o fanno) molta più difficoltà? Che si continui a screditarne le prospettive stagionali, come se Mancini, anziché ammettere con umiltà che l’Inter non è attrezzata per lo Scudetto, avesse dichiarato di voler vincere il campionato e pure la Champions League? Certo, ci sono anche addetti ai lavori che parlano dell’Inter in maniera obiettiva e onesta, persino rivali storici come Zvonimir Boban. Ma il modo in cui il messaggio viene evidenziato resta sbagliato. Non si fa altro che porre l’accento sui difetti di questa squadra, anziché sottolineare il fatto che – come Mancini ripete senza essere ascoltato – i nerazzurri sono una compagine giovanissima, che ha avuto pochissimo tempo per assemblarsi rispetto a formazioni molto più rodate, e che ha parecchi margini di miglioramento. Sembra che i recenti successi della’Beneamata’ sia dovuti al caso, alla fortuna sfacciata di un condottiero tanto naif quanto favorito dalla sorte, un tipo che snobba le amichevoli e che pensa a tingersi il ciuffo, quando in realtà sono costruiti sul sudore, sul sacrificio, sul senso d’appartenenza e sulla voglia di dare tutto per la maglia. Si parla e si parla, come se tra un 1-0 e un 1-1 non ci fosse (quasi) tutta la differenza del mondo.

E’ il caso di rispondere anche ad un signore dalle ben note simpatie juventine che, pochi giorni fa, definiva l’Inter “surreale” chiedendosi come si può pensare di vincere il campionato in queste condizioni. Beh, vada a chiederlo alla prima Juventus di Antonio Conte, che nelle prime dodici giornate del campionato 2011-12 collezionò ben sei pareggi (anche con Bologna, Chievo e Catania), che in quel lasso di tempo subì 10 gol (per poi fare della solidità difensiva la sua forza, fino a subirne solo 10 in altre 26 partite di campionato) e che, di vittorie di misura, nell’arco della stagione, ne collezionò parecchie. Forse in pochi avrebbero puntato un euro su quella squadra, alla dodicesima giornata, ma poi ha vinto lo Scudetto. E anziché maledire il palo colpito da Khedira nel ‘Derby d’Italia’, il signore juventino ripensi con attenzione alla traversa colpita da Brozovic… che quella è “surreale” per davvero, dato che sembra che l’Inter non possa giocare contro i bianconeri senza colpire almeno un legno (Shaqiri, Eto’o, Maniche e via dicendo). A proposito di fortuna…

Alessandro Caltabiano