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Inter, Amarcord nerazzurro: Walter Zenga, il portiere dei ‘Record’

Walter Zenga ai tempi dell’Inter

AMARCORD INTER ZENGA / Tredicesimo appuntamento con ‘Amarcord nerazzurro’, rubrica di Interlive.it che ripercorre la carriera dei giocatori più importanti della storia dell’Inter. Oggi è il turno di Walter Zenga, per tutti gli interisti l’Uomo Ragno’.

Inter, Walter Zenga il portiere dei ‘Record’

Nato a Milano il 28 aprile 1960 e cresciuto nel vivaio dell’Inter, inizia a farsi le ossa in Serie C fino a quando, nel 1982, torna all’Inter diventando secondo di Ivano Bordon: il suo esordio avvenne nella gara di ritorno contro il Varese. L’anno successivo Ivano Bordon decise di andare alla Sampdoria e il direttore sportivo Giancarlo Beltrami, con l’avallo del consigliere delegato Sandro Mazzola, decisero di promuoverlo a titolare della prima squadra affiancandogli un elemento esperto come Recchi e un giovane emergente come Lorieri. Nell’anno 1983/84 disputò tutte e 30 le partite di campionato 6 nella coppa nazionale e 5 nelle coppe europee, da ricordare il rigore parato a Groningen nella partita di andata dei sedicesimi di coppa Uefa, terminata 2-0 per la squadra di casa e poi ribaltata nella gara di ritorno per 5-1 sul neutro di Bari. Il ragazzino che a 18 anni usciva dal campo di Salerno in lacrime e decideva di lasciare la squadra, ripartendo dal Savona e dalla Serie C2 non esisteva più, ma c’era un nuovo giocatore che stava scalando l’olimpo del calcio. Nell’annata 1984/85 Zenga confema nuovamente le sue doti di gran portiere, anche se deve saltare 5 incontri e la difesa non è più impermeabile come l’anno precedente.

Nonostante questo la squadra si gioca fino alla fine le sue chance di scudetto ma le sue parate non le permisero di raggiungere nessun titolo ma solo buoni piazzamenti: terzi in campionato, semifinale di coppa Uefa e semifinale di coppa Italia. La stagione 1985/86 non è molto positiva: per quanto riguarda il campionato Zenga subisce ben 33 reti disputando tutte e 30 gli incontri e anche l’attacco non è molto prolifico solo 36 gol. L’Inter finisce sesta e si qualifica per la coppa Uefa dell’anno successivo l’obiettivo minimo di ogni stagione. In coppa Italia disputa solo 4 incontri e la squadra è erliminata ai quarti, anche perché priva di molti nazionali tra cui lo stesso Walter, eliminata dalla Roma. Le uniche soddisfazioni Zenga se le toglie in coppa Uefa anche se poi si deve come al solito arrendere all’incubo Real Madrid. L’annata 1986/87 consacra definitivamente Zenga visto che l’Inter subisce solo 17 reti miglior difesa del campionato, anche se il portiere deve saltare una partita, ma questo non basta per vincere lo scudetto che è appannaggio del Napoli davanti alla Juventus per i nerazzurri solo un terzo posto. In coppa Italia l’eliminazione ai calci di rigore con la Cremonese è una ferita aperta visto che il portiere grigiorosso parò i rigori di Matteoli e Garlini mentre Zenga non riuscì a pararne nessuno. In coppa Uefa forse l’unico errore di Zenga un po’ come per Bordon anni prima nei quarti di finale di coppa uefa: un colpo di testa del giocatore del Goteborg non trattenuto e Petterson è pronto a ribadire in rete pareggiando l’autogol del suo compagno, un’occasione persa visto che quell’anno fu proprio il Goteborg a vincere il torneo europeo.

Nell’annata 1987/88 la difesa impermeabile dell’Inter dell’anno prima sembra smarrirsi, anche se il rendimento di Zenga è molto alto ed è grazie a lui che il derby di ritorno finisce solo 2-0, visto che i suoi interventi salvano plurime volte la sua porta e mantengono il risultato finale ancora umano più di quanto purtroppo disse la partita e facendosi perdonare il pasticcio tra lui e Ferri nel derby di andata, anche se il nostro portierone non ha mai ammesso la sua colpa facendola ricadere tutta su Ferri che ancora oggi non riesce ad accettarla, ricordandoglielo sempre anche se in maniera scherzosa e bonaria visto l’ottima amicizia che lega i due ex giocatori e compagni di squadra. La formazione nerazzurra terminerà al quinto posto con ben 35 reti subite, più del doppio dell’anno precedente, il nostro portierone disputerà 26 delle 30 partite, sostituito da Astutillo Malgioglio che prese 4 reti. In coppa Italia la squadra venne eliminata in semifinale dalla Sampdoria mentre la coppa Uefa non fu fortunata eliminazione negli ottavi dall’Espanyol ma i due turni precedenti non furono comunque epocali. Siamo arrivati all’annata record 1988/89, anche se la stagione inizia male con l’eliminazione dalla coppa Italia con la Fiorentina ma Trapattoni, dopo aver messo a posto la squadra che ricordiamocelo fu rivoluzionata completamente con tanti nuovi innesti, permise a Zenga e compagni di inanellare una stagione eccezionale. Miglior difesa del campionato con 19 gol subiti record di punti 58 su 68 disponibili, ormai imbattibile visto che siamo nell’era dei 3 punti per vittoria, miglior attacco con 67 reti.

Zenga quell’anno disputò 33 dei 34 incontri e si rese protagonista come sempre di ottimi interventi, che gli permisero di farsi perdonare qualche piccolo errore assai raro. La coppa Uefa s’interruppe clamorosamente negli ottavi di finale contro il Bayern Monaco, dopo la bella vittoria 2-0 in Germania l’inter venne clamorosamente sconfitta 3-1 in casa e anche stavolta, come con il Borussia nel 1979/80, c’era Josef Heynckes sulla panchina della squadra tedesca e come allora a fine stagione l’Inter vinceva lo scudetto, uno strano scherzo del destino. L’annata 1989/90 inizia malissimo eliminati dal Malmoe al primo turno di coppa Campioni e già l’obiettivo principale della stagione sfuma, con qualche colpa sul gol degli svedesi da dividersi tra difensori e lo stesso Zenga. In campionato tornano tanti i gol subiti ben 32 anche se c’è da tener conto che i campioni d’Italia del Napoli ne presero 31. Quell’anno Zenga disputò 31 partite di campionato subendo 26 reti, nelle altre tre venne sostituito da Astutillo Malgioglio bravo portiere e bellissima persona. I nerazzurri finirono al terzo posto assistendo alla sfida infinita tra Napoli e Milan vinta dai partenopei di Maradona. Dopo lo scudetto dei record ci si aspettava molto di più dalla formazione di Trapattoni, l’unica soddisfazione fu la vittoria della supercoppa italiana 2-0 alla Sampdoria. Dopo un mondiale che lo vide protagonista nel bene, 518 minuti di imbattibilità in un campionato del Mondo record tuttora imbattuto, ma che il colpo di testa beffardo di Caniggia rovinò fermando sia la sua imbattibilità che il sogno Mondiale della nazionale di Vicini. Dopo la parentesi nazionale, torniamo a parlare delle prestazioni di Zenga in maglia nerazzurra e dell’annata 1990/91 in cui disputò 32 partite in campionato subendo 27 delle 31 reti totali e anche quell’anno il campionato regalò un buon piazzamento secondi a pari merito con il Milan dietro alla Sampdoria campione d’Italia, anche se la differenza reti regalò il secondo posto ai rossoneri. In coppa Italia eliminati dal Torino negli ottavi ma le soddisfazioni finalmente arrivano dalla coppa Uefa dopo almeno 10 anni di buone prestazioni e di eliminazioni brucianti, dolorose oltre che inaspettate, finalmente il trofeo tanto inseguito finisce nelle mani e nei guantoni del nostro guascone. Dopo un inizio difficile dagli ottavi in poi la squadra di Trapattoni subisce solo una sconfitta indolore per 1-0 contro la Roma nella finale di ritorno, dopo che l’andata era stata vinta 2-0 e sia all’andata che al ritorno le parate di Zenga permettono di portarla a casa. L’annata 1991/92 è da dimenticare per Zenga e compagni, i soli 28 gol subiti non devono trarre in inganno, la squadra terminerà ottava verrà eliminata al primo turno in coppa Uefa dal Boavista e nei quarti in coppa Italia dalla Juventus. Purtroppo è un piccolo o grande difetto dell’Inter post Helenio Herrera, dopo un’annata molto positiva solitamente l’anno successivo non è all’altezza del precedente. L’annata 1992/93 vede uno Zenga disputare 29 partite in campionato e sempre da protagonista anche se le reti subite sono sempre tante, ben 36 e la squadra nerazzurra deve arrendersi sia in campionato che in coppa Italia al Milan di Capello, il secondo posto finale dopo una stagione precedente terminata all’ottavo posto è comunque più che soddisfacente. L’annata 1993/94 sarà anche l’ultima di Zenga in nerazzurro con 32 presenze e ben 43 gol subiti. il campionato è uno dei peggiori della storia della formazione milanese: 13esimo posto con qualche piccolo rischio di finire in zona serie B. La coppa Italia si interrompe nei quarti contro la Sampdoria, ma fortunatamente la coppa Uefa regalò ancora gioie ai tifosi nerazzurri. Nella finale contro il Casinò Salisburgo se Berti all’andata e Jonk al ritorno furono gli autori dei gol vincenti, le parate di Zenga permisero alla squadra, soprattutto nella gara al Meazza, di portare a casa il secondo “porta ombrelli”. Al termine della partita, quando il giornalista fece notare ad uno Zenga al settimo cielo che probabilmente quella sarebbe stata la sua ultima partita in nerazzurro, la sua risposta fu fantastica: “Ma chissenefrega”. L’anno successivo all’Inter arrivò infatti Pagliuca, mentre l’Uomo Ragno’ andò a sostituirlo nella Sampdoria dove rimase 2 anni per poi giocare nel Padova e quindi 3 anni nel campionato americano nei new England Revolution. Una volta appesi i guantoni al chiodo scelse la carriera di allenatore e quest’anno sta cercando di portare il Crotone alla salvezza anche con un gioco piacevole, come ci ha dimostrato proprio qualche settimana fa al ‘Meazza’ dove è stato come sempre accolto benissimo dai suoi ex tifosi.

Nelle 12 annate in nerazzurro ha disputato 328 partite in serie A, 73 in coppa Italia e 71 nelle coppe europee più una presenza nella supercoppa italiana. E’ il portiere con più presenze all’InterIl suo palmares parla di uno scudetto 2 coppe Uefa e una supercoppa italiana. In nazionale vanta 58 presenze e per il momento il record di imbattibilità nel campionato del mondo: 518 minuti come già segnalato precedentemente. Inoltre è stato eletto a livello individuale, portiere dell’anno IFFHS per tre volte consecutive dal 1989 al 1991, classificandosi terzo nel 1987 e nel 1988. Nel 1988 e nel 1990 si è classificato rispettivamente 17º e 12º nella corsa al Pallone d’oro. In attesa di vederlo un giorno sulla panchina dell’Inter o perché no della Nazionale italiana, continueremo a seguirlo con simpatia nella sua carriera di allenatore.