Inter, Antonello: “Ecco perché non possiamo restare a San Siro”

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Le ultime news Inter si concentrano sul nuovo stadio che ospiterà anche il Milan. L’AD Antonello spiega perché non si può ristrutturare San Siro.

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Alessandro Antonello con Steven Zhang (Getty Images)

Inter e Milan si apprestano ad avere una nuova casa. Oggi a Milano sono stati presentati i progetti di Popoulos e di Cmr Sportium per la costruzione del nuovo stadio. A prendere la parola per i nerazzurri è stato l’amministratore delegato Alessandro Antonello: “Siamo due proprietà internazionali che hanno voglia di investire in questa città con un progetto che guarda alle generazioni future e che coinvolga tutti i milanesi, non solo chi va allo stadio. Perché non ristrutturare San Siro? Negli anni le strutture si sono sovrapposte senza interconnessione, creando disagi tra spazi interni ridotti, visibilità scarsa, pochi comfort… E poi i servizi che non sono idonei: dai bar ai ristoranti passando per i bagni. Da un’analisi è emerso che sarebbe servito demolire e rifare il primo anello, intervenire sul terzo anello e anche sulle torri per poi ricostruire le terrazze e le aree hospitality. Così il Meazza avrebbe perso la sua identità, avrebbe una capienza minore rispetto ai 60mila spettatori previsti nel nuovo stadio”. CLICCA QUI per le altre news sull’Inter.

Nuovo stadio, Antonello: “Non possiamo mandare i tifosi a 150km”

Molti tifosi di Inter e Milan sono contrari all’abbattimento di San Siro, ma costruire un nuovo stadio permetterà loro di continuare a seguire la propria squadra senza doversi spostare. “Non possiamo dimenticare i problemi legati allo svolgimento dei lavori durante la stagione: i tifosi dovrebbe emigrare in stadi più piccoli e lontani 150 kilometri da Milano – spiega Antonello – Vogliamo un impianto che esprima qualcosa legato alla tradizione di Milano. Uno stadio che attragga tifosi e cittadini da tutto il mondo per vederlo. Gli studi rimasti in gara sono Popoulos e Manica: entrambi sono in grado di fornire un distretto all’avanguardia che può essere un motore per l’economia della città”.