Inzaghi sul banco degli imputati: le cinque cause responsabili del declino nerazzurro

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Il tecnico piacentino è accusato di essere la prima motivazione del declino dell’Inter nella seconda fase di stagione, da lì si diramano le altre

L’insoddisfacente risultato maturato a ‘San Siro’ nell’ultima uscita di campionato contro la Fiorentina non ha fatto altro che alimentare le già ridondanti polemiche legate all’involuzione prestazionale dell’intero gruppo nerazzurro nel corso della seconda metà di stagione.

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Simone Inzaghi ©LaPresse

Il sogno della vittoria del secondo Scudetto consecutivo, quello che fregerebbe l’Inter della seconda stella, si sta pian piano allontanando. Sebbene i giochi non siano ancora conclusi, le probabilità rispetto allo scoppiettante inizio di stagione sono drasticamente diminuite andando a favorire le rivali Milan e Napoli.

Sul banco degli imputati, come accade spesso in questi casi, c’è soprattutto il tecnico Simone Inzaghi sotto cinque diversi aspetti della sua gestione. In primo luogo e contrariamente a quanto si è visto a cavallo tra settembre e dicembre, la squadra pare aver perso strada facendo la mentalità vincente che aveva acquisito con determinazione nell’era Conte. Il fatto di “divertirsi”, come spesso ribadito dagli stessi calciatori, con Inzaghi non avrebbe certamente implicato l’arrivo di sostanziosi risultati. In secondo luogo, pare che i calciatori in campo non sappiano reggere la pressione e reagire nei momenti di difficoltà, sciogliendo la propria concentrazione come neve al sole. Il crollo sul piano atletico nella fase clou della stagione, poi, ha ulteriormente alimentato in negativo questo aspetto. Chissà se, sul fronte tattico, qualche sostituzione più azzeccata a gara in corso (vedi il derby e l’ultima partita contro la Fiorentina, con Dzeko e Lautaro entrambi out sull’1-1) e un po’ di turnover avrebbero fatto la differenza. Ma col senno di poi è facile parlare. Ingiustificabile anche la scelta di non avere un piano alternativo all’imprescindibile impianto del 3-5-2, soprattutto in mancanza di Brozovic che ad oggi resta l’unico in grado di occupare la posizione centrale della mediana in fase di impostazione senza sbavature critiche.

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Simone Inzaghi ©LaPresse

Restano meno di dieci partite prima della fine del campionato e stravolgere buona parte delle strategie finora adottate potrebbe condurre a peggiorare soltanto le cose. Quel che dovrà fare Inzaghi è strigliare la squadra donando nuova fiducia, chiedendo di stringere i denti per il tutto per tutto nel rush conclusivo. E magari, perché no, adottare giusto il compromesso necessario, il cavillo adatto che faccia sbloccare l’intero meccanismo. Oliare piuttosto che sostituire un pezzo usurato, certe volte, è già sufficiente.