Da mezz’ala a playmaker cambia tutto: Calhanoglu azzardo e rivelazione

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Il centrocampista turco ha fatto nuovamente le veci di Brozovic a distanza di un anno dall’ultima volta, ma con un piglio diverso: che sia un segnale?

Un solo guizzo vincente è bastato all’Inter per portare a casa tre punti preziosissimi in chiave qualificazione agli ottavi di Champions League, contro una corazzata come il Barcellona che non è riuscita ad esprimere il meglio di sé. Merito anche, o avrebbe da dire soprattutto, di Hakan Calhanoglu.

Hakan Calhanoglu ©LaPresse

La sassata radente al suolo, lanciata ben oltre il limite massimo della lunetta dell’area di rigore, ha perforato la rete difesa da ter Stegen (di certo non un portierino alle prime armi) all’angolino alla sua destra. Una zona che al portiere tedesco, a dire dello stesso centrocampista turco, non piace per niente. Quindi non solo grande gesto tecnico, ma anche segno di responsabilità e intelligenza tattica. Il tutto in una frazione di secondo. Sintomi da campione.

Del resto Calhanoglu di queste prodezze ne ha fatte tante nel corso della sua carriera, sin dalle prime battute (basti pensare alla punizione scagliata da 41 metri quando era tra le file del Wolfsburg, in Germania). Ma quel che forse ha più colpito della sua prestazione è stata la facilità con cui è riuscito a muoversi in campo. Partendo, va precisato, da una zona di competenza che non è propriamente la sua ma di un certo Marcelo Brozovic, fermo ai box per il fastidio muscolare rimediato nei giorni scorsi. Il turco ha saputo gestire l’intero reparto, coadiuvato da un Barella spumeggiante e un Mkhitaryan che ha lavorato soprattutto d’esperienza.

Calhanoglu gran vice-Brozovic: pizzico di verità ma anche tanti dubbi

Hakan Calhanoglu ©LaPresse

Eppure, come dice il detto, una rondine non fa primavera. Lo scorso anno Calhanoglu non aveva impressionato affatto partendo come centrale di centrocampo. La prova del nove andrebbe fatta in un’altra circostanza, un’altra e un’altra ancora. Bisognerebbe dargli continuità in quel ruolo per comprendere a fondo se e quanto le sue caratteristiche siano consone o meno a fare le veci di Brozovic, rispetto all’impiego tradizionale da mezz’ala a cui ci ha abituato.

Considerando che il croato non è solito star fuori dai giochi per troppo tempo, l’ipotesi è di difficile realizzazione. Tanto più che in panchina c’è Asllani, cercato e voluto a tutti i costi da Inzaghi per far sì che la mediana non restasse scoperta. Finora, però, l’italo-albanese ha avuto davvero poco spazio. Ma questa è un’altra questione. Per Calhanoglu, insomma, buona la prima della stagione: riuscirebbe a fare bene lo stesso anche in altre occasioni? Non è una domanda retorica.