Afeltra ristabilisce la verità: “Dispiace per le vedove di Calciopoli 2026. Intercettazioni? Sarebbero già state rese pubbliche”
“Se un tesserato dell’Inter ha parlato con Rocchi, bisogna vedere quale responsabilità aveva all’interno del club per verificare se la responsabilità fosse diretta o oggettiva. Un tesserato non può dire se un arbitro è gradito o meno”. Pensieri e parole dell’avvocato esperto di diritto sportivo Robero Afeltra, che in un intervento a Radio Radio cerca di fare chiarezza sullo scandalo arbitrale nel quale hanno provato a tirare dentro anche il club nerazzurro.
“Per me è una corbelleria. Le indagini sono in corso, rispetto a Calciopoli la differenza è che non ci sono indagati di società di Serie A. Ritengo che non ci siano affatto perché il PM Ascione ha già chiesto la proroga delle indagini e in quel caso deve depositare tutti gli atti affinché il GIP possa concederla. Le intercettazioni ambientali e telefoniche sarebbero state rese pubbliche. Degli incontri a San Siro non c’è traccia negli atti”.

“Ma la cosa grave è il capo di imputazione, perché si smentisce da solo: è stato imputato a Rocchi di designare Doveri sgradito all’Inter in semifinale di Coppa Italia di modo che nel proseguo del campionato in cui era in lotta per lo scudetto vinto dal Napoli, non poteva più designarlo in futuro. E invece lo designa cinque giorni dopo per Parma-Inter. La caccia alle streghe dell’Inter è destinata a fallire miseramente: in tutti gli episodi oggetti del procedimento, i nerazzurri hanno sempre perso”.
“La denuncia di Rocca nasce contro Gervasoni che non chiama all’On Field Review l’arbitro che non concede il rigore per fallo di Ndicka su Bisseck. Aspettiamo il deposito degli atti perché potrebbe rimanere tutto nella faida interna arbitrale. In questo momento parliamo del nulla. Se Chinè apre un procedimento sportivo, non può indagare nessuno dell’Inter, perché non c’è. Mi dispiace per le vedove del 2006, ma ci sono comportamenti e comportamenti”.





