Lukaku: “Speriamo di rivedere San Siro pieno il prima possibile, averlo è troppo bello”

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Inter, lunga intervista a Romelu Lukaku che parla sia del suo passato e della sua famiglia sia di che cosa si aspetta da questa stagione e di quanto siano fantastici e simpatici i suoi compagni di squadra e dell’importanza di Antonio Conte nei suoi miglioramenti

Romelu Lukaku (Getty Images)

INTER LUKAKU INTERVISTA/ L’attaccante dell’Inter Romelu Lukaku era presente al Festival dello Sport e ha risposto alle domande dei giornalisti. Il calciatore ha esordito con queste parole, parlando del rapporto che ha con la sua famiglia: “Mi viene in mente anzitutto la disciplina e la mentalità che mio padre ha insegnato a me e a Jordan, sono tutte cose che ha mostrato ogni giorno. Ci ha insegnato il rispetto per il prossimo, per le altre persone, un qualcosa che mi è rimasto tuttora. Da ex calciatore, poi, il gol contro l’Anderlecht nella Serie A belga è quello che meglio ricordo, conservo ancora il Vhs. Quella rete contro una grande squadra mi è sempre rimasto nel cuore e mi ha ispirato a voler diventare un calciatore. Avevo sei anni quando mio padre smise. A mia madre fu diagnosticato un diabete in quel periodo, i quattro anni successivi furono molto duri: pochi soldi, lavoro duro insieme ai genitori, tutti i sabati a lavorare con mia madre per portare a casa da mangiare. Sono tutte cose che mi sono rimaste in testa, che mi ha dato la forza di voler ripagarla di tutti i sacrifici che ha fatto per me e mio fratello. La A della mia esultanza sta per mia madre, senza di lei non sarei chi sono oggi. Da allora mi sono sempre visto come un calciatore: è sempre stato il mio sogno, non ho mai smesso di pensare ad altro, ho sempre vissuto in funzione di quel sogno. La disciplina che abbiamo ricevuto ci ha permesso di pensare alle cose importanti, andando a coltivare il mio sogno. Siamo stati fortunati ad aver avuto genitori del genere”. Gli hanno chiesto di confermare se giocatori come Hasselbank e Vialli gli sono stati di esempio e lui ha confermato: “Di Hasselbaink ho nella mente il suo gol con il Chelsea contro il Manchester United: controlla la palla di petto e tira di destro all’incrocio dei pali. Dopo che ho visto quel gol ho pensato “io voglio fare questo”. Di Vialli invece mi ricordo perché a casa avevo la videocassetta della finale del Chelsea contro lo Stoccarda quando Zola ha fatto gol, ricordo ovviamente anche la finale dell’Inter contro la Lazio, quando Ronaldo ha fatto la partita della vita. Si tratta di gare incredibili”. Gli hanno domandato se passare dalla Premier League alla serie A è stato difficile, visto la cultura diversa con cui si vive il calcio e lui ha detto: “È la prima volta che ho vissuto episodi del genere, devo essere sincero, ma non voglio pensare a certe cose. Da quando sono a Milano ho sentito subito l’amore dei tifosi, della città, fin dalla mia prima rete contro il Lecce lo scorso anno. Questo è un qualcosa di unico, che soltanto in Italia ho trovato. Un qualcosa che mi stimola ancora di più a dare tutto per l’Inter”. In questo periodo i calciatori stanno giocando in stadi semi vuoti e gli hanno domandato che sensazioni provano e lui ha spiegato: “È davvero brutto, si sente davvero tutto quello che diciamo. La mancanza del tifo dal vivo si sente, mancano quelle energie che fanno la differenza. Avere lo stadio pieno è troppo bello, sono esperienze che ti cambiano la vita. Mi auguro che i tifosi possano rientrare il prima possibile”. Gli hanno chiesto se ha altre passioni oltre al calcio e lui ha dichiarato: “Mi piace fare il dj, un po’ di mix a casa, è un qualcosa che mi rilassa. O gioco a calcio o mi alleno o gioco alla playstation con mio figlio, o ascolto la musica che mi rilassa, mi piace passare del tempo in famiglia ed essere il più presente possibile; anche perché quando sono in allenamento sono uno che si arrabbia piuttosto velocemente”. Gli hanno domandato quanto è stato importante Conte nel suo miglioramento e lui ha risposto: “Conte mi ha migliorato in tutto. Grazie al mister ho capito chi sono, è la prima cosa che va compresa. Io sapevo che lui e l’Inter erano la scelta migliore, fin dalla prima seduta di allenamento e ho dato il 100% fin dal principio. Vogliamo vincere qualcosa”. Gli hanno chiesto se la squadra nerazzurra è pronta per il salto di qualità e magari anche per vincere la Champions e lui ha detto: ” La stagione passata abbiamo fatto molto bene, ma occorre far parlare il campo, il resto non conta“. Gli hanno domandato qual’è il suo compagno più divertente e quali sono i suoi punti di riferimento nella vita e lui ha risposto: “Stefano Sensi, Lautaro, Young, Handanovic e Barella sono i più divertenti. Il gruppo è fantastico e unito, stiamo tutti insieme, nessuno rimane solo qui all‘Inter. Idoli nella vita? Il mio sogno è sempre stato quello di incontrare Kobe Bryant e Nelson Mandela“.

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Il giocatore è stato insignito del premio Giacinto Facchetti in onore dell’omonimo campione dell’Inter e della Nazionale e in merito ha dichiarato: “È un onore, sono molto contento. Speriamo di rivedere San Siro pieno il prima possibile. Grazie di tutto”.