Facchetti: “Dentro lo stadio ho speso tante ore della mia vita, per le partite e per i concerti”

Inter, il figlio dell’indimenticabile Giacinto Facchetti, Gianfelice, è tornato a parlare del suo nuovo libro dedicato allo stadio Meazza e al futuro dell’impianto delle due squadre milanesi

Inter
Stadio San Siro (Getty Images)

INTER GIANFELICE FACCHETTI LIBRO/ Il figlio dell’indimenticabile Giacinto Facchetti, Gianfelice, è stato intervistato da ‘Il Giorno’ per tornare a parlare del suo libro “C’era una volta a San Siro”. Queste le sue prime dichiarazioni sulla sua opera: “Un’idea  nata durante il primo lockdown, quando il progetto di Inter e Milan era noto”.
Gli hanno chiesto, cosa significa per un tifoso nerazzurro qual è lui lo stadio Meazza, se un luogo del cuore, un monumento di Milano, o addirittura lo stadio di famiglia e lui ha spiegato: “San Siro è un po’ tutte queste cose insieme per me. Dentro lo stadio ho speso tante ore della mia vita, per le partite ma anche per i concerti. San Siro è una seconda casa”. Gli hanno fatto notare che nel libro, ha spiegato le sue preoccupazioni qualora si rompesse l’incantesimo e sparisse quello spirito che aleggia intorno all’impianto di San Siro e lui ha detto: “Io credo che le architetture e i luoghi definiscano le nostre relazioni. C’è un’umanità destinata a scomparire se si andrà avanti con il progetto del nuovo stadio. Non voglio però dare un’accezione negativa al progetto. Potrebbe nascere un impianto confortevole, in cui ci siano dei bagni dignitosi, nessuno fumi in faccia agli altri e non ci sia il rischio di prendersi un petardo in faccia. Si tratta di trovare un equilibrio tra la poesia, la bellezza e la spontaneità del Meazza, da una parte, e le possibilità che potrebbe offrire un eventuale nuovo impianto”. Gli hanno domandato, cosa pensa della Super Lega Europea e se ci vede qualche intreccio con la costruzione di un nuovo stadio e lui ha risposto: “La lega dei club super ricchi chiama a un super stadio. Un parere sulla Superleague? Io contesto i tempi e i modi con cui è stata comunicata. Ma, al di là di un sentimento spontaneo dei tifosi, non credo al racconto di chi sostiene che abbia vinto “il calcio della gente’. Perché nei principali campionati europei vincono sempre gli stessi club da oltre dieci anni. Perché il Mondiale in Qatar del 2022 è una delle peggiori idee nella storia del calcio. Ci sono stati morti per costruire i nuovi stadi e persone pagate per andare a vedere le partite perché lì non c’è interesse per il calcio. Non credo, dunque, che l’attuale politica italiana ed europea del football sia più democratica di quella della Superlega. È un calcio dove comunque vincono sempre gli stessi“. Gli hanno domandato se costruirebbe uno stadio nuovo, o magari proverebbe a ristrutturare quello esistente e lui ha dichiarato: “È un argomento delicato, perché non si parla solo di un nuovo impianto, ma di grattacieli, centro commerciale, centro congressi… Se fossi io a decidere, aprirei un dialogo in cui tutti gli elementi vengano messi sul tavolo con assoluta trasparenza e in cui tutti gli interlocutori, compresi i cittadini e i residenti, possano porre delle domande e ottenere delle risposte sul futuro dello stadio. Bisogna “essere giusti con San Siro’’, come titolo il primo capitolo del mio libro. San Siro è un grandissimo luogo di democrazia, lo raccontano sia il calcio che la musica“. Quindi sarebbe un luogo da mantenere e lui ha detto: “Tra le varie domande che pongo nel libro, c’è questa: perché lo stadio di San Siro non può essere destinato agli incontri della Nazionale come avviene in Francia con lo Stade de France? Gli Azzurri al Meazza non hanno mai perso. Se i club non trovassero soddisfazione alle loro richieste rispetto all’attuale progetto e decidessero di realizzare il nuovo stadio altrove, perché non far diventare San Siro lo stadio della Nazionale?”.

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Gli hanno chiesto se, qualora lo stadio venisse costruito sempre in zona San Siro, quale nome sarebbe più adatto: ‘La Cattedrale‘ di Popolus o ‘Gli Anelli‘ di Manica e lui ha risposto: “Gli Anelli. Milano il suo Duomo già ce l’ha”. Meglio un nome nuovo, magari dello sponsor, o dovrebbe mantenere quello di Giuseppe Meazza e lui ha spiegato: “Bisognerebbe salvaguardare la storia e trovare un compromesso“. Gli hanno fatto notare che, probabilmente, il nuovo stadio potrebbe essere costruito nel parco dei Capitani, che è dedicato a due calciatori delle squadre milanesi: Cesare Maldini e a suo padre Giacinto Facchetti e lui ha confermato: “Sì, me ne sono reso conto studiando il progetto del nuovo stadio per il mio volume”.

 

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