Dal Triplete ad avversario (per la prima volta): Mourinho non è solo numeri

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Il cammino di José Mourinho fino al suo approdo alla Roma raccontato da ‘interlive’, nel ricordo di un traguardo storico alla prima da avversario dell’Inter

Dalla gavetta in Portogallo ai grandi palcoscenici d’Europa, dal magico triplete con l’Inter alla caccia della redenzione: il cammino di José Mourinho, per tutti noto come lo ‘Special One’, non è fatto soltanto da numeri ma anche da tanto sacrificio, dedizione, imperturbabilità e una giusta dose di follia.

Josè Mourinho ©LaPresse

Il giovane José non è mai stato un fuoriclasse nel gioco del pallone, una di quelle figure mitologiche con la strada spianata nel mondo manageriale non appena decidono di appendere gli scarpini al chiodo. Questo tuttavia non ha fermato il suo spirito, anzi pare averlo temprato ancor di più. Probabilmente è stato proprio il suo carattere ad averlo fatto ascendere all’Olimpo degli allenatori più in gamba della sua generazione. Ha iniziato la sua carriera svolgendo qualche commissione per conto del padre, già tecnico del Rio Ave e del Belenenses, poi è seguita una fase di preparazione tecnica vera e propria. Nel 1996 diventa vice sulla panchina del Barcellona, nel 2000 la prima vera chance come protagonista nel Benfica, nel 2002 giunge al Porto con cui conquista i primi pesanti trofei. Il passo più lungo lo fa in Inghilterra al Chelsea (2004): diversi successi, poi una clamorosa disfatta che gli costa la panchina. Nel 2008 giunge la chiamata della lontana Inter, conducendola nel 2010 allo storico traguardo del triplete (campionato, coppa e Champions League) ancora mai raggiunto in Italia. Negli anni successivi si districa con alti e bassi tra Real Madrid, Chelsea, Manchester United e Tottenham, prima di fare ritorno nel Bel Paese alla guida della Roma. Che sia questa l’occasione per riprendere in mano lo scettro? La sfida di domani, la prima da avversario contro l’Inter, sarà un primo segnale.

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Amato e detestato, la controversa figura di Mourinho

Mourinho torna a San Siro da avversario dell’Inter ©LaPresse

Quando si parla di Mourinho il popolo di divide: c’è chi lo acclama, c’è chi lo detesta. Il punto non è quale squadra abbia allenato, cosa e quanto abbia vinto nella sua carriera; il punto non sono i numeri. Le sue qualità da motivatore, stratega e perfezionista lo hanno portato ad essere uno dei miglior allenatori di sempre, questo è il dato oggettivo ed inconfutabile che gli vale la scena. Lo scopo del calcio, si sa, è la vittoria e Mourinho, che piaccia o no, è un allenatore vincente.